Si è spento oggi Ciro Cascina, 74 anni, per tutti "Ciretta", figura storica del teatro queer italiano, attore, autore e protagonista di battaglie culturali e civili che hanno attraversato oltre mezzo secolo di storia del Mezzogiorno e del movimento LGBTQ+.
Nato a Portici nei primi anni Cinquanta, si trasferì a Torre Annunziata quando aveva appena cinque anni. Nella città oplontina trascorse l'infanzia e la giovinezza, frequentando le scuole fino al conseguimento del diploma magistrale. Dopo un breve percorso universitario alla facoltà di Medicina, interrotto al secondo anno, scelse definitivamente la strada che avrebbe segnato la sua vita: il teatro.
Una scelta maturata lontano dalle accademie e dai percorsi tradizionali. Cascina costruì la propria formazione artistica tra il teatro di strada e la tradizione orale delle femminielli napoletane, una realtà che considerava una vera e propria scuola di vita e di palcoscenico. Più volte ricordò i suoi maestri, figure leggendarie dell'immaginario popolare partenopeo come Antonia a Fuchera, A Millecinche e A Pallona, artisti che non raggiunsero mai il grande pubblico ma che lasciarono un segno profondo nella cultura popolare.
Negli anni Settanta iniziò quasi per caso a esibirsi nei primi locali gay di Napoli, tra cui il celebre Bagatto. Portava in scena monologhi di Franca Valeri, improvvisazioni originali e testi capaci di mescolare comicità, denuncia sociale e tradizione napoletana. Fu proprio questa contaminazione tra cultura camp, travestitismo, memoria popolare e impegno politico a renderlo un punto di riferimento per il nascente movimento gay italiano.
Le sue performance, proposte durante le prime manifestazioni e i campeggi LGBTQ+ degli anni Ottanta, divennero presto un fenomeno culturale. In quel periodo nacque anche quella che sarebbe diventata la sua opera più celebre: La Madonna di Pompei vuole bene pure ai gay.
Lo spettacolo raccontava il dialogo immaginario tra una madre napoletana e la Madonna di Pompei, impegnata a difendere e comprendere il proprio figlio omosessuale. Un testo ironico, commovente e rivoluzionario per l'epoca, continuamente reinventato attraverso l'improvvisazione e adattato ai fatti di cronaca e ai luoghi in cui veniva rappresentato. L'opera vinse nel 1981 la "Sei giorni del monologo" di Milano, alla quale partecipava anche Mario Mieli, e negli anni è diventata uno dei simboli del teatro LGBTQ+ italiano.
Negli ultimi decenni Cascina ha continuato la propria attività artistica e culturale tra Torre Annunziata e Roma. Ha collaborato con la Compagnia delle Palline e con Gabriele Cerminara in spettacoli di forte impegno sociale, tra cui Migranti e una originale rilettura dell'Utopia di Tommaso Campanella.
Nel 2009 fu tra i protagonisti della nascita dell'AFAN, l'Associazione Femminelle Antiche Napoletane, partecipando ogni anno alla manifestazione "Sciò Sciò Ciucciuvé", appuntamento ormai consolidato nel panorama culturale di Torre Annunziata.
Cascina non fu soltanto un artista. Fu anche un intellettuale libero, capace di mettere in discussione categorie e definizioni. Celebre una sua riflessione del 2008, quando sostenne che non esistesse un unico modo di essere omosessuali, ma percorsi personali e identità differenti attraverso cui ciascuno costruisce la propria esperienza umana.
Nel 2017 pubblicammo sul nostro giornale le riflessioni di Ciro Cascina sul tragico avvenimento che colpì nostra città: il crollo di Rampa Nunziante, con otto vittime, di cui due bambini.
Appena due settimane fa, il 9 maggio 2026, Ciro Cascina aveva voluto essere presente alla Figliata dei Femminielli, l'antico rito partenopeo che celebra simbolicamente la nascita di nuove femminelle, ospitato a Palazzo del Glicine, nel quartiere Provolera. La malattia ne aveva segnato il fisico, ma non aveva scalfito la sua energia. La sua presenza, nonostante le difficoltà, è stata l'ennesima testimonianza di un'esistenza spesa per la cultura, l'inclusione e la difesa delle tradizioni popolari. Un ultimo atto d'amore verso la sua gente, prima di congedarsi definitivamente dalla scena.
Con la sua scomparsa se ne va una delle voci più originali e autentiche della cultura napoletana contemporanea. Un artista che ha saputo trasformare il teatro in uno strumento di libertà, inclusione e racconto del mondo degli ultimi, lasciando un'eredità che continua a parlare alle nuove generazioni.


