Una chiesa colma di persone, un silenzio carico di emozione e, all'uscita del feretro, un lunghissimo applauso. Così Torre Annunziata ha salutato per l'ultima volta Davide Cristiano, il giovane attore e regista di 33 anni, morto a Modena nella notte tra venerdì e sabato scorsi in seguito a un improvviso malore.
I funerali si sono svolti nel pomeriggio di giovedì 16 luglio nella chiesa della Santissima Trinità, la stessa dove Davide era stato battezzato trentatré anni fa. Un luogo che ha rappresentato simbolicamente l'inizio e la conclusione del suo cammino terreno.
La parrocchia è stata presa d'assalto da amici, familiari e tantissimi giovani. Presenti anche numerosi colleghi del mondo del teatro, giunti da diverse città della Campania e da altre regioni italiane per stringersi attorno alla famiglia e rendere omaggio a un artista che, nonostante la giovane età, aveva saputo lasciare un segno profondo.
A celebrare la funzione è stato don Ciro Cozzolino, visibilmente commosso. Più volte, durante l'omelia, il sacerdote ha dovuto interrompersi, sopraffatto dall'emozione per la perdita di quel ragazzo che aveva visto nascere, crescere e maturare nella comunità parrocchiale.
"Qui è iniziata la sua vita di fede"
Nella sua riflessione, don Ciro ha ricordato che la Santissima Trinità non era una chiesa qualunque per Davide, ma la sua casa spirituale.
«Qui ha ricevuto il Battesimo, qui ha vissuto la Prima Comunione. Oggi si chiude il cerchio della sua vita terrena proprio nel luogo dove la sua storia di fede aveva avuto inizio», ha sottolineato.
Il sacerdote ha descritto il dolore provocato da una morte così improvvisa come un buio che lascia senza respiro, condividendo il dramma dei genitori, Salvatore e Lena, e del fratello Fabio.
L'artista che cercava risposte attraverso il teatro
Don Ciro ha poi ricordato il percorso artistico di Davide, definendolo un giovane profondamente legato alla sua città e capace di trasformare il teatro in uno strumento di ricerca dell'animo umano.
Richiamando i versi di Eugenio Montale sul "male di vivere", il sacerdote ha spiegato come quella sofferenza oggi abbia il volto della perdita di Davide, una vita interrotta troppo presto.
Ha ricordato anche uno degli ultimi lavori del giovane regista, "Aspettando Godot" di Samuel Beckett, osservando come quell'opera racconti proprio l'attesa di un senso davanti al mistero dell'esistenza. «Oggi - ha detto - ci sentiamo come i personaggi di Beckett: smarriti, fermi sotto un albero, in un'attesa dolorosa. Ma la fede non ci chiede di nascondere le lacrime. Gesù stesso pianse davanti alla tomba dell'amico Lazzaro. Ci chiede piuttosto di abitare questo silenzio».
Quel mare che era il suo rifugio
Tra i passaggi più toccanti dell'omelia, il ricordo del luogo del cuore di Davide: la curva di via Gino Alfani, dove era solito fermarsi a guardare il mare.
Lì, ha raccontato don Ciro, il giovane cercava ispirazione per la sua arte e trovava quella serenità che poi trasformava nei suoi lavori teatrali. Quel panorama non rappresentava soltanto un rifugio personale, ma anche un luogo di incontro con gli amici, ai quali era profondamente legato.
La commovente lettera del fratello Fabio
Tra i momenti più intensi della celebrazione, la lettera letta dal fratello Fabio Cristiano, un saluto che ha emozionato l'intera chiesa. Con parole cariche d'amore, ha ricordato Davide non solo come un artista di straordinario talento, ma soprattutto come un uomo capace di lasciare un segno profondo in chiunque lo abbia conosciuto. «Non so come si faccia a celebrare la grandezza della tua vita senza perdersi nel dolore della tua morte», ha confessato all'inizio del suo messaggio.
Fabio ha poi evocato alcuni dei luoghi più cari a Davide, da Capo Oncino alla Curva, ricordando con commozione la bandiera della Palestina che il fratello aveva issato anni fa su un albero e che gli amici hanno voluto rimettere al suo posto proprio nel giorno del funerale, come simbolo del suo profondo senso di giustizia e della sua idea di libertà.
Il ricordo si è fatto ancora più personale quando ha parlato del loro rapporto di fratelli, segnato negli ultimi anni dagli impegni e dalla rincorsa ai rispettivi sogni. «Pensavo che ci sarebbe stato tempo per recuperare i giorni persi. Invece quel tempo non c'è stato», ha detto, confessando però di non aver mai smesso di essere orgoglioso del talento, della sensibilità e della capacità di Davide di trovare il bello anche dove sembrava nascosto.
Un pensiero è stato rivolto anche a Massimo, compagno di Davide, accolto come parte integrante della famiglia, e ai genitori, ringraziati per aver insegnato ai figli il valore della libertà, del rispetto, della curiosità e del coraggio di inseguire i propri sogni.
La lettera si è conclusa con una frase che ha commosso profondamente tutti i presenti e che resterà probabilmente il ricordo più forte di questa giornata: «Io so chi sarò domani e nei giorni a venire. Io non sarò mai un figlio unico». Parole che hanno trasformato il dolore di un addio nella certezza che il legame tra due fratelli non si interrompe con la morte.
L'ultimo saluto
Al termine della celebrazione, il feretro è stato accompagnato all'esterno della chiesa da un applauso lungo e commosso, il saluto di un'intera comunità che si è stretta attorno alla famiglia.
Poi il carro funebre ha raggiunto il cimitero di Torre Annunziata, dove Davide Cristiano riposerà.
La sua scomparsa lascia un vuoto profondo non solo nel mondo del teatro, ma in tutta la città. Resta il ricordo di un giovane che aveva scelto l'arte come linguaggio per interrogarsi sulla vita e sull'uomo, riuscendo a trasmettere emozioni autentiche a chiunque lo avesse conosciuto, sul palcoscenico e fuori.


