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Torre Annunziata ricorda Luigi Staiano, l'imprenditore ucciso dalla camorra per aver detto no al pizzo

Torre Annunziata ricorda Luigi Staiano, l'imprenditore ucciso dalla camorra per aver detto no al pizzo

A 40 anni dall'omicidio, il presidio di Libera rinnova l'impegno per la legalità: «Il suo coraggio diventi responsabilità collettiva contro le mafie e per un'economia libera»

Aggiornato il (2 minuti di lettura)
A cura della Redazione

Quarant'anni dopo, il ricordo di Luigi Staiano continua a rappresentare un simbolo di coraggio e di resistenza alla criminalità organizzata. Il 4 luglio 1986 l'imprenditore oplontino, appena 35 anni, venne assassinato dalla camrra a Torre Annunziata  dopo aver rifiutato di pagare il pizzo e aver denunciato i suoi estorsori. Un gesto che lo rese uno dei primi imprenditori della città a ribellarsi apertamente al racket delle estorsioni.

In occasione del quarantesimo anniversario della sua uccisione, il Presidio di Libera "Raffaele Pastore e Luigi Staiano" di Torre Annunziata ha voluto ricordarne la figura con un messaggio che trasforma la memoria in un impegno concreto contro le mafie.

«Luigi Staiano aveva un'impresa edile, una moglie e una bambina di tre anni. La sua "colpa" fu quella di non piegarsi. Per quel no lo hanno ucciso, e lo hanno ucciso mentre era solo», ricorda il presidio.

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Proprio per questo Libera ha scelto di intitolare il presidio cittadino a Luigi Staiano e Raffaele Pastore, due imprenditori accomunati dal rifiuto dell'estorsione e dal prezzo altissimo pagato per la loro scelta.

«Non è una decisione casuale – sottolinea l'associazione –. A Torre Annunziata la camorra ha rappresentato soprattutto un freno allo sviluppo economico, soffocando il lavoro onesto, imponendo il racket alle imprese e scoraggiando chi voleva investire sul territorio. Ricordare Staiano e Pastore significa affermare che la lotta alle mafie passa anche attraverso la difesa del lavoro libero, di un'economia sana e di una città che possa crescere senza il condizionamento della criminalità organizzata».

Per Libera, il sacrificio di Luigi Staiano non appartiene soltanto al passato, ma continua a interrogare il presente di una città chiamata a ricostruire fiducia, trasparenza e partecipazione.

«Le mafie non si sconfiggono con l'emozione di una giornata commemorativa, ma con la corresponsabilità quotidiana: servono istituzioni presenti, cittadini che non si voltino dall'altra parte e una comunità capace di sostenere chi denuncia».

L'associazione conclude rilanciando un appello rivolto all'intera comunità oplontina: «Oggi non ci limitiamo a ricordare. Il coraggio di uno deve diventare l'impegno di tutti. È questa la strada per restituire a Torre Annunziata ciò che la camorra le ha sottratto: fiducia, lavoro e speranza».

A quarant'anni dal suo assassinio, il nome di Luigi Staiano continua così a rappresentare una testimonianza di legalità e un invito a non lasciare mai soli coloro che scelgono di opporsi alla violenza e alle estorsioni della criminalità organizzata.

 

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