«Come and go», spettacolo di fine anno accademico 2025-26 della scuola di danza “Ballet Studio”, diretta da Barbara Castellano e Massimo De Rogatis, non è stato semplicemente un susseguirsi di coreografie. È stato un viaggio. Un percorso artistico che ha raccontato il tempo, la crescita, la memoria, la bellezza del movimento e la forza espressiva della danza in tutte le sue forme. Nel teatro Di Costanzo Mattiello di Pompei, gremito con ogni posto occupato e un pubblico attento, partecipe e profondamente coinvolto, le luci si sono accese su uno spettacolo che ha saputo mantenere altissima l'attenzione per tutta la sua durata. Nessun momento superfluo, nessuna pausa che spezzasse l'incanto: il tempo è letteralmente volato, trascinando gli spettatori in una dimensione fatta di musica, tecnica, emozione e poesia.
Ad aprire il sipario è stato il fascino senza tempo della danza classica con "Who Cares?", sulle immortali musiche di George Gershwin e le coreografie di Imma Parisi e Marianna Manzo. Un quadro elegante e raffinato, dove la purezza delle linee, la precisione dei movimenti e la grazia delle ballerine hanno restituito tutta la nobiltà del linguaggio classico. Ogni passo appariva cesellato con cura, ogni figura disegnata nello spazio con armonia e leggerezza, come se la musica stessa prendesse forma attraverso i corpi dei danzatori. Con "Sulle Spalle del Tempo", coreografia di Francesca Rapiciano, il linguaggio contemporaneo ha offerto una riflessione intensa e profonda sul trascorrere degli anni, sulle esperienze che ci costruiscono e sulle tracce che il tempo lascia dentro ciascuno di noi. Una performance intensa, carica di significati e suggestioni, che ha saputo parlare direttamente all'anima dello spettatore. La danza contemporanea, quando è autentica, non racconta storie: evoca emozioni. Questa coreografia è riuscita pienamente nel suo intento.
L'energia, la freschezza e l'entusiasmo dei più giovani hanno invece caratterizzato "Rewind", dedicato ai corsi inferiori, con le coreografie di Barbara Castellano e Marianna Manzo. Un'esplosione di vitalità che ha conquistato il pubblico grazie alla spontaneità degli interpreti e a una costruzione scenica dinamica e coinvolgente. Nei sorrisi dei piccoli danzatori si leggeva la gioia autentica di chi vive la danza come una passione pura, mentre la precisione esecutiva dimostrava il grande lavoro svolto durante l'anno.
A chiudere la serata è stato "Black Rabbit", affidato ai corsi superiori e firmato da Massimo De Rogatis. Una coreografia potente, moderna, intensa, che ha mostrato maturità artistica, carattere e personalità interpretativa. I ballerini hanno dato prova di una presenza scenica notevole, sostenendo una scrittura coreografica complessa con sicurezza, energia e grande controllo tecnico. Ma ciò che mi ha colpito maggiormente durante tutta la serata è stata la qualità complessiva del lavoro presentato. Ogni movimento appariva perfettamente studiato, calibrato, costruito con scrupolo e precisione. I corpi si muovevano all'unisono con la musica, creando quell'armonia che rappresenta la vera essenza della danza. Nulla era lasciato al caso: dalle entrate alle uscite di scena, dalle geometrie coreografiche alla gestione degli spazi, tutto contribuiva a creare un risultato di assoluto livello. La danza possiede un linguaggio universale. Non ha bisogno di parole perché parla direttamente alle emozioni. Riesce a raccontare sogni, paure, speranze, ricordi e desideri attraverso un semplice gesto, un movimento, uno sguardo.
È proprio questo il grande messaggio che emerge da manifestazioni artistiche come "Come and Go": la cultura non è qualcosa di distante o elitario, ma una forza viva che unisce le persone, educa alla bellezza, insegna disciplina, rispetto, sacrificio e sensibilità. Dietro ogni esibizione c'erano ore di studio, impegno, dedizione e passione. Dietro ogni sorriso sul palco c'erano sacrifici silenziosi e una straordinaria voglia di crescere. Per questo il merito va non solo ai bravissimi ballerini e alle bravissime ballerine che hanno calcato la scena con professionalità ed entusiasmo, ma anche alla direzione artistica della Ballet Studio, capace di trasformare il percorso formativo in un evento di autentico valore culturale.
Quando il sipario è calato e gli applausi hanno riempito il teatro, è rimasta nell'aria una sensazione rara: quella di aver assistito a qualcosa di bello nel senso più profondo del termine. Una bellezza che non si esaurisce nell'istante della rappresentazione, ma continua a vivere nella memoria di chi l'ha condivisa. "Come and Go" è stata una celebrazione dell'arte della danza, della crescita umana e della capacità dell'espressione artistica di parlare al cuore. Uno di quegli eventi che terminano lasciando nello spettatore un desiderio preciso: poter tornare a sedersi in platea e riviverlo ancora una volta. Perché la vera arte è proprio questo: lasciare un segno. E questa serata lo ha fatto.


