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Cento metri di vergogna nel cuore di Torre Annunziata: corso Vittorio Emanuele trasformato in una discarica

Cento metri di vergogna nel cuore di Torre Annunziata: corso Vittorio Emanuele trasformato in una discarica

Materassi, mobili e rifiuti abbandonati lungo una delle principali arterie cittadine. A pochi passi luoghi simbolo della memoria collettiva e strutture d'eccellenza. L'inciviltà continua a vincere nonostante telecamere e controlli.

(3 minuti di lettura)

Non siamo in una strada di periferia né in una zona industriale abbandonata. Siamo sull'ultimo tratto di corso Vittorio Emanuele III, una delle arterie principali di Torre Annunziata. Eppure, per circa cento metri, il paesaggio urbano restituisce l'immagine più desolante della città: una discarica abusiva a cielo aperto.

Sacchetti e sacchi di immondizia si accumulano accanto a tavoli, sedie, comodini, materassi e rifiuti di ogni genere. Un colpo d'occhio indecoroso che mortifica residenti e visitatori e che stride con le ambizioni di una città che punta sul turismo e sulla valorizzazione del proprio patrimonio storico e culturale.

Il degrado appare ancora più evidente se si considera il contesto in cui si trova. Proprio in questo tratto di strada, anni fa, il Comune fu costretto a restringere la carreggiata con transenne per motivi di sicurezza, a causa di edifici pericolanti mai completamente recuperati.

Una zona particolarmente segnata da ferite urbanistiche e sociali. A pochi passi dalla discarica venne ucciso oltre diciotto anni fa il carrozziere trentenne Giuseppe Veropalumbo, colpito da un proiettile vagante mentre festeggiava in casa l'arrivo del nuovo anno. Alle spalle si estende il rione Carceri, quartiere che ancora oggi porta i segni del terremoto del 1980 e dove l'abbandono continua a rappresentare una delle principali emergenze.

Poco più avanti si trova l'ex Circolo dei Pescatori, teatro della strage di Sant'Alessandro del 26 agosto 1984, costata la vita a otto persone e con sette feriti. Sul lato opposto della strada sorge invece il cosiddetto "palazzo della caccia al bufalo", edificio storico oggetto di un progetto di recupero mai completato e destinato a ospitare una clinica ginecologica che non ha mai visto la luce.

Eppure basta percorrere poche decine di metri per incontrare una realtà completamente diversa. In via Roma opera uno dei più importanti poli sanitari del territorio, il Centro Medico Oplonti, punto di riferimento per l'intera provincia di Napoli. Due facce della stessa città che convivono a distanza ravvicinata: da una parte l'eccellenza, dall'altra il degrado.

La domanda è inevitabile: possibile che una città dotata di un vasto sistema di videosorveglianza non riesca a individuare e punire chi trasforma periodicamente le strade in discariche abusive? Perché il fenomeno continua a ripetersi sempre negli stessi luoghi?

La risposta non può limitarsi alle periodiche operazioni di pulizia, che spesso durano il tempo di qualche giorno prima che tutto torni come prima. Occorre un'azione costante e mirata: controlli ambientali, presidi nei punti più critici, monitoraggio continuo e sanzioni esemplari per chi deturpa il territorio.

Perché qui non si tratta soltanto di rifiuti abbandonati. Si tratta dell'immagine stessa di Torre Annunziata. Ogni materasso lasciato sul marciapiede, ogni mobile scaricato abusivamente lungo la strada, ogni sacco di immondizia gettato senza rispetto rappresenta una sconfitta per l'intera comunità.

E fino a quando i responsabili resteranno impuniti, quei cento metri di corso Vittorio Emanuele continueranno a raccontare la parte peggiore della città, oscurando la sua storia, le sue eccellenze e le sue potenzialità.

(La foto è di sabato 11 giugno 2026)

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