Ci sono storie che meritano di essere raccontate. Non perché parlino di fatti eccezionali, ma perché ricordano quanto possano essere importanti gesti apparentemente semplici: dire la verità, assumersi le proprie responsabilità e provare a rimediare a un errore.
Quella che raccontiamo è una storia a lieto fine. Una di quelle vicende che vorremmo scrivere più spesso e che ha come protagonisti un gruppo di ragazzi, alcuni genitori e un giovane papà con la sua bambina di tre anni.
I giovani raccontati oltre la cronaca nera
I giovani rappresentano spesso la croce e la delizia delle nostre comunità. Le cronache riportano con frequenza episodi nei quali ragazzi giovanissimi diventano protagonisti di violenze, atti di vandalismo o comportamenti irrispettosi nei confronti dei coetanei e del prossimo.
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Quando, invece, veniamo a conoscenza di vicende capaci di mettere in risalto l’onestà, l’educazione e il senso civico delle nuove generazioni, quasi ne restiamo sorpresi. Eppure esistono tanti ragazzi responsabili, cresciuti nel rispetto degli altri e capaci di riconoscere i propri errori. È giusto raccontare anche loro.
Il vetro dell’auto ridotto in frantumi
La storia vede protagonisti Michele e la piccola Matilde, sua figlia di tre anni.
Martedì 15 settembre, alle ore 19,00, papà si reca nella Villa comunale di Torre Annunziata per trascorrere qualche ora all’aria aperta insieme alla bambina. Al momento di tornare a casa raggiunge l’auto, parcheggiata di fronte all’ingresso della Villa, nei pressi di Rena Nera, e si trova davanti a una scena inattesa.
Il vetro laterale posteriore della vettura è completamente frantumato. Le schegge hanno invaso il sedile e sono finite anche sul sediolino utilizzato dal bambina.
«In un primo momento ho pensato a un tentativo di furto dell’auto – racconta Michele – oppure a qualche malintenzionato che avesse provato a prendere qualcosa dall’abitacolo. Ma non c’erano segnali che facessero pensare a questa ipotesi».
Michele ripulisce accuratamente il sedile, sistema la figlioletta in auto e si prepara ad andare via. Proprio mentre sta per allontanarsi, però, viene fermato da alcuni ragazzi di età compresa tra i 13 e i 15 anni.
«La cercavamo da tempo, siamo stati noi»
È in quel momento che la preoccupazione lascia spazio alla sorpresa.
«Mi hanno detto che mi stavano cercando da molto tempo e che non erano riusciti a rintracciarmi. Mentre giocavano, una pallonata aveva colpito il vetro dell’auto, mandandolo in frantumi».
Quei ragazzi avrebbero potuto allontanarsi e fare finta di nulla. Nessuno li aveva obbligati a restare sul posto. Invece hanno deciso di aspettare, cercando il proprietario della vettura per raccontargli quanto era accaduto.
Con loro c’erano anche i genitori, probabilmente chiamati dagli stessi ragazzi dopo l’incidente. Gli adulti si sono immediatamente resi disponibili a pagare il danno. E non si sono limitati alle parole: hanno acquistato il nuovo vetro e provveduto alla sua sostituzione presso un carrozziere.
Un gesto semplice dal grande valore
Abbiamo voluto raccontare questa storia perché, in un tempo nel quale spesso si preferisce fuggire dalle proprie responsabilità, il comportamento di questi giovanissimi assume un significato particolare.
Il loro gesto non cancella l’incidente, ma dimostra che anche da un errore può nascere qualcosa di positivo. Non sono scappati, non hanno mentito e non hanno lasciato che fosse qualcun altro a pagare le conseguenze della loro disattenzione. Hanno cercato Michele, hanno ammesso quanto accaduto e hanno coinvolto le proprie famiglie per rimediare.
Il merito è certamente dei ragazzi, ma anche dei loro genitori, che hanno saputo trasmettere valori come l’onestà, il rispetto e la responsabilità.
Una pallonata ha mandato in frantumi il vetro di un’auto. Il comportamento di questi giovani, però, ha restituito qualcosa di molto più prezioso: un po’ di fiducia nel futuro e nelle nuove generazioni.


