Lo Spolettificio Esercito di Torre Annunziata si avvia verso la chiusura definitiva. Con esso rischia di concludersi una storia industriale e militare cominciata quasi quattro secoli fa, profondamente intrecciata con l’identità, l’economia e la vita sociale della città.
Non chiuderanno soltanto cancelli, uffici e reparti produttivi. Potrebbe spezzarsi anche il legame tra Torre Annunziata e una parte fondamentale della sua memoria.
Una storia iniziata nel 1652
Le origini dello stabilimento risalgono al 1652, quando nella località vesuviana venne costruita la Fabbrica di polvere da cannone, conosciuta anche come Regia Polveriera.
TORRESETTE AI
Chiedi a TorreSette AI e scopri di più.
Hai domande su questa notizia?
Nel 1758, per volontà di Carlo III di Borbone, nacque la Real Fabbrica d’Armi, destinata a diventare il principale stabilimento del Regno borbonico per la produzione di armi da fuoco e armi bianche.
La convivenza tra le diverse attività produttive proseguì fino al 1857. Dopo alcuni gravi incidenti provocati da esplosioni, si decise di trasferire l’originaria polveriera a Scafati, dove nel frattempo era stato realizzato un nuovo polverificio.
A Torre Annunziata rimase, però, una delle realtà industriali e militari più importanti del territorio.
Dalla Real Fabbrica d’Armi allo Spolettificio
Negli anni successivi alla Prima guerra mondiale lo stabilimento venne impiegato nella riparazione dei residuati bellici. I tempi e le esigenze produttive erano ormai cambiati: l’impianto assunse la denominazione di Spolettificio e abbandonò progressivamente la produzione e la riparazione delle armi da fuoco, specializzandosi nella realizzazione di spolette e granate.
Durante la Seconda guerra mondiale lo stabilimento subì gravissimi danni. La produzione riprese soltanto nel 1946, dopo una radicale ricostruzione degli impianti, concentrandosi soprattutto sulle bombe a mano SRCM.
Nel 2001 cessò anche la produzione di materiale bellico. Da allora l’opificio venne destinato principalmente alla demolizione degli automezzi delle Forze Armate italiane e, successivamente, alla vendita di veicoli militari, tra cui le Land Rover.
Attività, funzioni e denominazioni sono cambiate nel corso del tempo, ma quel luogo ha continuato a rappresentare un punto di riferimento per generazioni di famiglie torresi.
Quale futuro per la Sala delle Armi?
Ora che la dismissione dello Spolettificio appare sempre più vicina, c’è una domanda alla quale la città deve dare rapidamente una risposta: che fine farà la Sala delle Armi custodita all’interno dello stabilimento?
Non si tratta di una semplice collezione. Quel museo conserva la memoria della Real Fabbrica d’Armi e dello Spolettificio, con la conservazion non solo di armi ma anche della componentistica delle bombe a mano e delle spolette, raccontando ciò che lo stabilimento ha rappresentato per Torre Annunziata sul piano storico, sociale e occupazionale.
Secondo alcune indiscrezioni, la raccolta potrebbe essere trasferita a Capua o a Terni. Se queste voci venissero confermate, la città subirebbe una seconda perdita: dopo la chiusura dello stabilimento, anche la cancellazione della sua memoria.
Portare altrove la Sala delle Armi significherebbe sottrarre a Torre Annunziata una parte della propria identità. Sarebbe una grave mancanza di riguardo verso una comunità che per quasi quattro secoli ha ospitato la struttura militare, accompagnandone la storia e pagandone, in alcuni periodi, anche i sacrifici.
Le possibili sedi in città
Naturalmente resta da individuare una sede adeguata, sicura e accessibile. Non spetta a noi assumere questa decisione, ma è doveroso aprire il confronto e avanzare alcune proposte.
Una prima soluzione potrebbe essere rappresentata dall’ampia sala situata nell’area dell’ex parcheggio dei dipendenti, successivamente trasferita al Comando della Guardia di Finanza.
Un’altra ipotesi riguarda i locali del nascente centro polivalente di piazza Monsignor Orlando. La Sala delle Armi potrebbe diventare uno degli elementi centrali di un nuovo spazio dedicato alla cultura, alla storia cittadina e alle giovani generazioni.
Infine, si potrebbe valutare l’ipotesi di Palazzo Criscuolo, utilizzando l’aula consiliare e i locali attigui. Proprio qui, in passato, è già stata esposta una parte delle armi appartenenti alla collezione.
Sono soltanto proposte. Ciò che conta è che le istituzioni civili e militari inizino subito a discutere del futuro del museo, prima che vengano assunte decisioni difficili da modificare.
Lo stabilimento chiude, la memoria deve restare
Sta per scomparire un’unità produttiva che, nel corso dei secoli, ha offerto lavoro a decine di migliaia di persone in un territorio segnato da una disoccupazione altissima. Dietro quei cancelli sono passate generazioni di operai, tecnici e impiegati. Sono nate competenze, famiglie e speranze.
La chiusura dello Spolettificio rappresenta già una ferita profonda per Torre Annunziata. Non possiamo permettere che, insieme al lavoro, venga portata via anche la memoria.
La Sala delle Armi deve rimanere in città, essere valorizzata e resa fruibile al pubblico. Non per celebrare la guerra, ma per raccontare la storia industriale e umana di Torre Annunziata e tramandarla alle future generazioni.
Per essere sempre aggiornato clicca "Segui" sulla nostra pagina Facebook


