“Signor Procuratore, cosa significa davvero essere liberi?”
Sono queste le parole dei giovani studenti dell'Istituto Tecnico G. Marconi di Torre Annunziata che, nel pomeriggio di venerdì 9 ottobre, hanno avuto la possibilità di dialogare con il procuratore della Repubblica Nicola Gratteri.
L’istituto, infatti, è riuscito a ritagliare un vero e proprio “spazio per la legalità”, in cui il magistrato, attraverso il dialogo con il coordinatore Salvatore Aulicino Mazzei del Movimento Agende Rosse, ha evidenziato l’importanza della cultura come strumento di libertà, per liberarsi dal cappio che la mafia stringe attorno alle giovani menti, allontanandole dai buoni valori.
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Famiglia e scuola come radici di libertà
Partendo dalle sue umili origini, il procuratore ha ricordato come i suoi genitori e il loro insegnamento quotidiano dell’onestà lo abbiano indirizzato sulla strada giusta, nelle occasioni in cui la vita lo ha posto davanti al bivio tra criminalità e rettitudine.
“La società sta cambiando e si assiste, giorno dopo giorno, a un maggiore decadimento etico che l'istruzione e la giusta educazione sono in grado di fermare”, ha affermato Nicola Gratteri per sottolineare il legame indissolubile tra scuola, famiglia e legalità.
Gli insegnanti, infatti, sono i veri e propri “pilastri della società” che, per reggere il peso del degrado morale e collettivo, devono rafforzare la loro didattica, in modo da sottrarre i giovani alle illusioni di un guadagno facile e illecito e irrobustire le loro menti con sani valori.
Le mafie di nuova generazione: la ricerca di “hacker buoni”
Il procuratore, rivolgendosi in particolare ai ragazzi dell’Istituto con competenze informatiche, ha rimarcato l'importanza di mettere la propria preparazione al servizio della giustizia.
Infatti, la tecnologia svolge un ruolo importante nelle indagini: attraverso i social network si diffonde anche l’azione dei nuovi clan, che pagano esperti informatici per gestire affari illeciti e operazioni di riciclaggio.
La magistratura e le forze dell’ordine sono alla ricerca di giovani informatici in grado di contrastare l’azione nociva della camorra, che si diffonde a macchia d’olio anche sul piano tecnologico.
L’agenda rossa: la lotta inarrestabile e il mistero di una giustizia perduta
Durante il dialogo si è fatto riferimento alla battaglia civile portata avanti dal Movimento delle Agende Rosse e al mistero irrisolto della scomparsa dell’agenda rossa di Paolo Borsellino.
L’agenda rossa, infatti, non è un semplice oggetto scomparso: attraverso le parole del procuratore, si è evidenziato come quelle pagine perdute siano ancora intrise di valore e lealtà.
Il magistrato ha affermato che la ricerca dell'agenda, seppur difficile, non si arresterà mai, finché sopravviverà la luce della speranza di una realtà migliore.
(Foto di Ciro Gagliardi)
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