Esprimo profondo sconcerto per la mancata selezione di figure di inestimabile valore artistico come Filippo Romito e Antonio Solvino per i bozzetti della “Festa dei Quattro Altari 2026” a Torre del Greco. L’esclusione di artisti dalla riconosciuta competenza tecnica pittorica - maestri assoluti, rispettivamente, nella progettazione di altari e tappeti - solleva seri interrogativi sulle modalità di valutazione del concorso di idee.
Mi chiedo quali siano stati i criteri oggettivi e, soprattutto, quali le specifiche competenze professionali dei membri della commissione esaminatrice. Privare la manifestazione di tale maestria, quasi certamente per meri motivi amministrativi, forse perfino sanabili, rischia di abbassarne drasticamente il profilo artistico, storico e didattico. Romito e Solvino non sono semplici candidati, ma le ultime autentiche colonne portanti della pittura torrese (e non solo), depositari di una forte tradizione che è identità stessa della città. La loro presenza non era solo auspicabile, ma indispensabile per la qualità dell’evento. Anzi, verrebbe da dire, citando il grande Totò, che avrebbero dovuto partecipare "a prescindere", in virtù del loro ponderoso curriculum e della loro notevole storia.
Non posso condividere che la frenesia del nuovo cancelli la lunga esperienza di chi ha tramandato per anni una felice tecnica scenografica, nel solco dei grandissimi Nicola Ascione, Raffaele De Maio, Salvatore e Antonio D’Amato e Aniello Fortunato, rappresentando un ponte necessario per le nuove generazioni. L’esclusione dei maestri Filippo Romito e Antonio Solvino rappresenta un vulnus inaccettabile per la nostra cultura identitaria e un’occasione mancata per l’intera comunità. Auspico con forza una immediata revisione delle posizioni, per non celebrare una festa privata della sua anima più nobile.
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