Ha preso il via - nella serata di ieri - sotto i migliori auspici l’autunno culturale della Banca di Credito Popolare (BCP). L’affollato auditorium di Palazzo Vallelonga, prestigiosa sede della Direzione Generale dell'istituto lungo il Miglio d'Oro, ha ospitato la presentazione del nuovo e atteso romanzo storico dello scrittore Angelo Di Ruocco, dal titolo “Ferdinando e Gelsomina”.
Ad aprire la serata sono stati gli onori di casa curati da Anna Tarallo, in rappresentanza dell'Ufficio Relazioni Esterne dell'istituto. Nel suo intervento, Tarallo ha fortemente sottolineato il valore e il significato strategico che questa articolata programmazione artistica e culturale riveste per la BCP: una precisa volontà di aprire stabilmente le porte del palazzo al territorio, stringendo un legame simbiotico con la cittadinanza e offrendo spazi d'incontro finalizzati a metterne in risalto la storia, le antiche tradizioni, le straordinarie bellezze e interventi di alto profilo culturale, musicale e artistico.
Il viaggio di Di Ruocco tra le bellezze e le ferite del territorio
Prendendo la parola, l’autore Angelo Di Ruocco, da profondo e appassionato conoscitore della storia locale, ha letteralmente preso per mano il pubblico presente. Nel corso del suo intervento, lo scrittore ha ripercorso con precisione l'intera area sud di Torre del Greco, soffermandosi dettagliatamente su siti storici, antiche cave e maestose ville vesuviane.
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Supportato da una specifica ed evocativa iconografia, nonché dal prezioso contributo di fonti orali e testimonianze dirette, l'autore ha saputo coinvolgere attivamente la platea lungo questo suggestivo tragitto nella memoria. Il suo racconto non si è però limitato alla celebrazione del fasto borbonico: Di Ruocco ha voluto accendere i riflettori anche su una dolorosa realtà attuale, soffermandosi su quelle straordinarie bellezze architettoniche che oggi appaiono purtroppo degradate, abbandonate o profondamente deturpate da superfetazioni edilizie nell’inaccettabile indifferenza delle varie istituzioni. Una riflessione amara, ma necessaria per stimolare la tutela e il recupero dell’antica memoria locale.
Il cuore del romanzo e le sue peculiarità narrative sono state magistralmente illustrate da Carolina La Verde. L'opera è interamente ambientata alla fine del Settecento all'interno della Real Riserva di Caccia borbonica delle Mortelle, proprio a Torre del Greco. Il racconto si svela ed entra nel vivo in un’epoca d’oro per il territorio costiero: il periodo in cui gli aristocratici più prossimi alla corte di re Ferdinando IV di Borbone decisero di edificare imponenti e sfarzose dimore estive lungo l'allora Strada Regia delle Calabrie. Un fenomeno architettonico e sociale unico, che vide il coinvolgimento e la genialità dei massimi architetti del tempo, i quali trasformarono l'area in un polo di attrazione per il riposo estivo della nobiltà e per le celebri battute di caccia reali.
Il cortocircuito generazionale: la cultura come argine alle movide violente
Nonostante il successo dell'evento, la serata ha però evidenziato un evidente e preoccupante cortocircuito generazionale: la totale assenza di giovani e studenti tra il pubblico. Una mancanza che apre un dibattito necessario sul ruolo di queste iniziative sul territorio. In una realtà complessa, appuntamenti culturali di questo spessore non dovrebbero restare confinati a una ristretta cerchia di appassionati, ma andrebbero strutturati e percepiti come una concreta e potente alternativa sociale alle movide sanguinarie e ai crescenti fenomeni delinquenziali.
L’alternativa è puntare sulla bellezza, sull'arte e sulla riscoperta delle radici storiche. Una scommessa che rappresenta il solo argine possibile per contrastare la deriva sociale e per tramandare una memoria relativa alle origini torresi che, purtroppo, rischia di andare sempre più perduta. Diventa quindi fondamentale trovare nuovi canali e sinergie con le agenzie educative, segnatamente con il mondo scolastico e universitario, affinché i giovani e gli studenti possano riappropriarsi di questo patrimonio anche oltre l'orario delle lezioni, intendendolo come un momento di grande crescita sociale e civile.
Una cornice istituzionale di altissimo profilo
La serata inaugurale ha assunto una rilevanza nazionale inserendosi nel prestigioso cartellone di “È Cultura!”, il festival diffuso promosso da ABI e ACRI. A testimonianza del valore dell'iniziativa, la rassegna nasce sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e vanta i patrocini del Ministero della Cultura, del Ministero del Turismo, dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI), della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, dell’Associazione Dimore Storiche Italiane (ADSI), dell’Accademia di Belle Arti di Roma e del Touring Club Italiano. Un network d'eccellenza che vede come prestigiosi media partner della manifestazione Rai Cultura e il TGR.
Con questo primo appuntamento, la Banca di Credito Popolare, sotto la presidenza e la spiccata sensibilità di Domenico Borriello, ribadisce con forza il suo ruolo non solo come motore economico del Mezzogiorno, ma come vero e proprio avamposto culturale sul territorio, capace di trasformare la storia locale e non solo in un patrimonio condiviso, vivo e accessibile a tutti.
(Nella foto da sinistra: Anna Tarallo, Angelo Di Ruocco, Crolina La Verde)


