A cura di Salvatore Cardone

Lui assassinato dalla banda fascista del capitano Mario Carità, con un colpo alla nuca, il 19 giugno 1944, vicino piazza della Signoria, a Firenze. Lei torturata nella famigerata Villa Triste, poi uccisa, il 21 dello stesso mese, e il suo corpo, e quello di Mary Cox, fu ritrovato sul greto del torrente Terzollina, a Serpiolle, sempre nel capoluogo toscano, dove ancora oggi c’è un monumento che la ricorda. 

Di chi stiamo parlando? Di Rocco Caraviello e della moglie Maria Penna. A Rocco è intitolato lo slargo tra via Nicola Salvatore Dino e via Epitaffio, vicino allo stadio Giraud, ed a entrambi la sezione torrese dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani Italiani), in via Gambardella, nella nostra città. Ma i loro nomi sono riportati anche sulla lapide presente all’interno della sede del comune di Firenze, a Palazzo Vecchio. E non dimentichiamo il cugino di Rocco, Bartolomeo Caraviello (nato a Boscoreale il 13 novembre 1913) che, per aver cercato di salvare Maria dalle mani della sanguinaria banda Carità, fu torturato e fucilato insieme a lei nello stesso giorno. 
A tutti e tre l’Amministrazione comunale di Torre Annunziata, nel trentesimo anniversario della Liberazione, nel 1975, assegnò la medaglia d’oro alla memoria. 
Per ricordare e commemorare questi tre eroi della Resistenza, abbiamo fatto delle ricerche su di loro. Erano tre persone comuni, ma hanno dato la loro vita per la nostra libertà dal nazifascismo. Rocco Caraviello, parrucchiere per signora, nacque nella nostra città, in vico Panifici, 54, il 21 ottobre 1906, atto 948, da Ciro e Anna Avitabile. Il padre, prima pastaio e poi venditore ambulante di vestiti, vide la luce nell’abitazione dei genitori in vico della Fortuna, 4, il 12 novembre 1881, atto 933, e dopo aver perso sia la prima che la seconda moglie, trasferitosi a Firenze sposò Giovanna. «Una fiorentina che quando veniva a Torre Annunziata - ci dice il figlio Ciro - tutti chiamavano con il soprannome di “francesina”, per la sua bellezza». 
Rocco aveva preso il nome del nonno, un semolaro residente nel vico Bonito che aveva sposato, a circa 24 anni, il 25 agosto 1870, atto 108, Luigia Califano, cucitrice di quasi 20 anni. I bisnonni di Rocco erano Domenico e Marianna Cirillo, e i trisavoli Rocco e Marianna Donadio. 

Ritorniamo, però, al partigiano Rocco Caraviello. All’età di 14 anni, nel 1920, era già un attivista della federazione giovanile socialista torrese, a 16 organizzava le cellule comuniste nella nostra città. Era un ragazzo molto attivo ed intraprendente. Dopo la licenza tecnica, iniziò a praticare la boxe, a esibirsi in spettacoli, a imparare il mestiere di barbiere. A 18 anni guidava l’organizzazione regionale dei giovani comunisti, a 20 fu arrestato dai fascisti per la prima volta. A 22 aveva persino scontato sette mesi di carcere a Poggioreale per le sue idee politiche. Perquisito continuamente, minacciato, perseguitato dai fascisti, nel 1935 scappò a Firenze (dove si era trasferito tempo prima il padre), con la moglie Maria Penna, conosciuta a Benevento, città in cui era nata il 19 gennaio 1905, atto 53 (da Cosimo Penna ed Anna Penna, parenti), e dove l’aveva sposata il 7 settembre 1930, atto 137. Rocco e Maria avevano già due figli, Ciro, nato nel 1931, e Cosimo, nel 1934. Poi nasceranno Luisa nel 1936 e Luigi nel 1938. Nel 1940 Rocco aveva un negozio per parrucchiere per signora in via Fra’ Bartolomeo, e carpiva preziose informazioni alle mogli dei fascisti. Faceva parte dei GAP, Gruppi di Azione Partigiana, ma fu arrestato dopo una riunione clandestina, organizzata per liberare dei compagni dal carcere, e ucciso. Due giorni dopo fu la volta della moglie Maria e del cugino Bartolomeo, che subirono la stessa sorte. 

«Dovemmo riconoscere i nostri genitori all’obitorio, io e mio fratello Cosimo - ci racconta il figlio Ciro, che ora ha 84 anni e vive sin da piccolo a Firenze -. Un doloroso e straziante ricordo che ancora oggi mi fa soffrire enormemente, perché avevo meno di 13 anni e Cosimo appena 10! Mio nonno Ciro, poi morto a Firenze il 15 aprile 1951, dovette accudire noi quattro orfani e lo fece con grande amore, ma abbiamo sofferto molto per la prematura scomparsa dei nostri genitori».

Nel 1974, Il P.C.I. fiorentino ha intitolato a Rocco una sezione del partito, per ricordare questo torrese che aveva lottato per la liberazione della loro città dal nazifascismo, avvenuta circa due mesi dopo il suo assassinio, l’11 agosto 1944. 
A conclusione di questo articolo commemorativo di questi tre martiri, vogliamo esprimere il nostro rammarico per non aver visto, sulla lapide in memoria dei partigiani, che è nella sede del Comune fiorentino, anche il nome di Bartolomeo, ucciso per aver voluto difendere Maria, la moglie del cugino Rocco.

(nella foto, da sinistra: Rocco Caraviello, Maria Penna e Bartolomeo Caraviello)

(da TorreSette del 5 febbraio 2016)