Quattro amici con il vizio del gioco: Jucature, appunto. Si ritrovano da anni nello stesso appartamento per una partita a carte che, però, in scena non inizia mai. Si sovrappongono e si intersecano, invece, le storie di quattro uomini che vivono sulla linea di demarcazione dell’emarginazione sociale. Un aspirante attore che non è capace di superare i provini, ma compensa con una predisposizione spiccata per i furti nei supermercati. Il custode di un cimitero balbuziente che la solitudine porta a frequentare sempre la stessa prostituta di nazionalità straniera. Un barbiere che non riesce a confessare nemmeno a sé stesso di aver perso il lavoro. Un professore universitario di matematica tormentato dalla figura del padre defunto e da una diatriba giudiziaria in corso con un suo studente.

In questo intricato contesto si sviluppa “Jucature”, testo del drammaturgo spagnolo Pau Mirò che nel 2013 si è aggiudicato il Premio Ubu, il più prestigioso riconoscimento del teatro italiano, come migliore lavoro straniero. Enrico Ianniello ne ha curato la traduzione, l’adattamento e la regia realizzando un’opera intensa, profonda, vivida dall’impatto emotivo immediato sul pubblico. Effetto suscitato puntualmente anche ieri sera al Teatro Nexus all’interno del Centro Commerciale Maximall di Torre Annunziata.

I vizi, la dissolutezza, le imperfezioni dei personaggi vengono esaltati da quattro sontuose interpretazioni: l’eterogeneo Adriano Falivene nei panni dell’attore irrealizzato alla ricerca della scossa per cambiare vita, il magistrale Antonio Milo nel ruolo del becchino misantropo ammaliato dalle storie raccontate dalla “sua” prostituta, l’eccellente Antonio Allocca che interpetra le angosce, i tormenti, la disperazione di un ex barbiere squattrinato e indebitato, l’impeccabile ed incisivo Marcello Romolo, il docente universitario su cui aleggia il fantasma del padre e l’incubo di una condanna giudiziaria.

I quattro sono connessi, uniti, vincolati, incastrati dal vizio del gioco. In scena, però, le partite a carte lasciano spazio ai racconti, alle ansie, alle inquietudini, alla ricerca assillante di un improbabile evento per “svoltare” nelle loro vite. Ed è così, attraverso questo avanzare ironico e ai limiti dell’irreale della storia, che prende forma l’idea di organizzare il colpo clamoroso e decisivo per le loro anonime esistenze.

“Jucature” è uno testo che Enrico Ianniello ha tradotto, adattato e trasportato in una Napoli molto probabile attraverso un lavoro credibile, raffinato, sensibile, ma anche efficace ed implacabile. Lo stesso Ianniello definisce i protagonisti degli “amabili falliti”. «Eppure non è difficile immaginarseli fuori dall’appartamento grande e accogliente dove si riuniscono per giocare – sostiene il regista - tolti da quell’ansa di tranquillità e rimessi nel fiume vorticoso della metropoli: sono quattro invisibili». La spietata realtà quotidiana è probabilmente negata a loro. E, dunque, non resta che rifugiarsi nei racconti, nei sogni da scambiarsi con gli amici attorno ad un tavolo che rappresenta il gioco della vita.