L'educazione civica, introdotta in Italia nel 1958, è stata di fatto soppressa come materia autonoma a partire dall'anno scolastico 1990/91. Riproposta con una riforma nel 2020 come disciplina trasversale, oggi rappresenta probabilmente il veicolo più concreto non solo per declinare agli studenti i concetti di Costituzione, Sviluppo Sostenibile, Cittadinanza attiva, ma anche per individuare e attenzionare le criticità del panorama sociale che si stagliano all’orizzonte dei nostri giovani al momento del loro ingresso nelle realtà produttive.

In questo versante, il lavoro svolto dalle Scuole, e in modo particolare quelle secondarie di secondo grado, risulta molto più efficace di tanti progetti di natura politica evanescenti. Sul territorio vesuviano il Liceo Statale “Pitagora-Croce” di Torre Annunziata si distingue da anni per un apporto sostanziale e tangibile nella formazione degli alunni sui temi fondamentali e in molti casi arroventati della legalità. E proprio l’Istituto diretto dalla prof. Tiziana Savarese, ieri, ha ospitato un interessantissimo dialogo tra i liceali e Antonio Mattone, giornalista e scrittore, autore dell’opera “La vendetta del boss, l’omicidio di Giuseppe Salvia” (Guida Editori), saggio romanzato che ripercorre la storia di Giuseppe Salvia, il vicedirettore del carcere di Poggioreale ucciso nel 1981 dalla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo perché cercava di contrastare il suo potere all’interno del penitenziario.

Un pomeriggio intenso e profondo. Una master class interpretata in misura autentica, appassionata e penetrante dagli studenti che hanno incalzato i relatori su un volume dai contenuti molto più significativi di uno dei tanti omicidi di camorra. «E’ un libro che contestualizza la Napoli degli anni ‘80 al quale ho lavorato per 5 anni e mezzo, incontrando 80 testimoni, scavando negli archivi del carcere di Poggioreale e negli atti del processo per l’assassinio di Giuseppe Salvia», sottolinea Antonio Mattone. «In quel periodo era in corso una feroce guerra di camorra che vedeva contrapposta la Nuova Camorra Organizzata di Cutolo alla Nuova Famiglia, formata da un’altra serie di organizzazioni criminali che si erano coalizzate per combattere il boss di Ottaviano. In più bisogna aggiungere in quegli anni il fenomeno del terrorismo con il reparto del carcere di Poggioreale che ospitava Cutolo che comprendeva anche alcuni brigatisti rossi», aggiunge Mattone.

Nell’aula magna del Pitagora gli studenti hanno potuto interagire anche con Claudio Salvia, figlio di Giuseppe, funzionario del Ministero degli Interni che da anni promuove tra i giovani legalità e giustizia: «Mio padre è morto per la giustizia e per incarnare fino alla fine un ideale di legalità. Ho trasformato questa esperienza di dolore personale in una di rinascita decidendo di ascoltare gli ultimi, le frange più emarginate della collettività, quegli stessi detenuti che 45 anni me l’anno strappato per sempre, perché volevo capire».

Estremamente significativa la presenza di Armando D’Alterio, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Campobasso e successivamente Procuratore Generale a Potenza, magistrato noto per aver riaperto le indagini sull'omicidio di Giancarlo Siani, riuscendo a decretare le condanne definitive per mandanti ed esecutori, durante la sua esperienza professionale come Sostituto Procuratore presso la DDA Napoli (1984-2004): «Questi incontri sono importantissimi per far capire ai giovani quanto sia importante il senso di giustizia, la ricerca della verità e l’affermazione dei principi della legalità».

I liceali torresi hanno avuto la possibilità di relazionarsi anche con Giuseppe Auricchio, ex commissario di Polizia a Torre Annunziata nel periodo del crudele assassinio Siani: «Gli omicidi di Giuseppe Salvia e Giancarlo Siani sono legati da un filo conduttore: la sfida. Salvia aveva messo in discussione l’autorevolezza di Cutolo all’interno del carcere di Poggioreale. Siani, con un articolo su Il Mattino, mette in discussione l’autorevolezza del clan Nuvoletta di Marano».

Emblematica e toccante, infine, la testimonianza di Abramo, ex detenuto, che dopo un percorso di recupero favorito dall’incontro proprio con Antonio Mattone, oggi è definitivamente reintegrato nella società. Abramo, tra l’altro, ha scritto un brano musicale che porta lo stesso titolo del libro del giornalista: “La vendetta del boss”. Una canzone eseguita ieri pomeriggio dall’orchestra dell’indirizzo musicale del Liceo Pitagora-Croce e che lo stesso Abramo ha voluto dedicare ad Antonio Mattone nel giorno del suo compleanno.