C’è qualcosa di profondamente raro nel teatro: la capacità di attraversare le generazioni senza perdere forza, senza sbiadire, senza diventare nostalgia. Ad 800 anni dalla morte di San Francesco, al teatro Palapartenope arriva “Forza Venite Gente” che non è un semplice musical, ma un canto senza tempo che continua a parlare al cuore. Scritto a più mani (Mario Castellacci, Piero Castellacci, Renato Biagioli, Giampaolo Belardinelli, Giancarlo De Matteis, Carlo Giancamilli, Achille Oliva, Michele Paulicelli, Aldo Tamborrelli) dopo tanti anni, riesce ancora a divertire e sognare.
È una storia che si rinnova ogni volta che il sipario si alza, un invito – oggi come nel 1981 – a fermarsi e ascoltare ciò che conta davvero. Da 45 anni è un posto stabile nell’immaginario teatrale italiano. Le canzoni, Forza venite gente, Sorella provvidenza, Il lupo, L’angelo biondo, E volare volare, La luna continuano a vibrare con la stessa intensità di sempre.
Al centro di tutto, lui: Francesco magistralmente interpretato da Michelangelo Nari, non è un santo distante e irraggiungibile, ma un giovane uomo in conflitto, in ricerca, profondamente umano. Il rapporto con il padre Bernardone, interpretato da Mauro Mandolini, diventa il simbolo universale di ogni scontro generazionale, di ogni figlio che sceglie una strada diversa, di ogni famiglia che fatica a comprendere. “Forza Venite Gente” non predica, non impone. Racconta. E lo fa con leggerezza e profondità insieme, parlando di amore, libertà, natura, semplicità. Valori che oggi appaiono quasi rivoluzionari nella loro essenzialità.
Forse è proprio questo il segreto della sua longevità: la capacità di restare attuale senza inseguire il tempo. Una certezza rimane: ogni da oltre quarant’anni, “Forza Venite Gente” non è solo un titolo. È una chiamata. E il pubblico, ancora oggi, continua a rispondere.


