A cura di Domenico Gagliardi

Torre Annunziata da nord a sud. Pochi chilometri per ripercorrere trent'anni di storia della nostra città. Per ricordare Giancarlo Siani, il giornalista ucciso dalla camorra il 23 settembre 1985. La Mehari verde, l'auto di Giancarlo, ha attraversato le strade di Torre Annunziata seguita da migliaia di studenti. Una manifestazione celebrativa messa in campo per il trentennale dell'omicidio (la prima di una settimana di eventi a Torre Annunziata), realizzata grazie alla sinergia tra Amministrazione comunale (significativo lo sforzo dell'assessore alla Cultura, Antonio Irlando, grande amico fraterno di Giancarlo) istituzioni scolastiche, prima fra tutte il Liceo Pitagora-Croce diretto da Benito Capossela, le parrocchie e la fondazione Polis di Paolo Siani, fratello di Giancarlo, rappresentata in questo memorabile giorno da Paolo Miggiano.

Un bagno di folla per festeggiare il cronista de Il Mattino, barbaramente assassinato dalla criminalità organizzata per i suoi articoli scomodi, per le sue verità sul legame sordido e meschino tra politica e camorra negli anni '80 a Torre Annunziata.

Migliaia di studenti hanno accompagnato in questo viaggio la Mehari, guidata a turno dai giovani giornalisti torresi, scandendo cori "da stadio" per Giancarlo Siani. «Giancarlo vice», «Giancarlo uno di noi». «Torre Annunziata non dimentica», gli slogan più gettonati. Tappa fondamentale a Palazzo Fienga, per decenni "cattedrale" della camorra torrese, chiuso, murato e sgomberato nel gennaio scorso grazie all'impegno di Amministrazione, magistratura e forze dell'ordine. Il Palazzo che dovrà essere riqualificato - come ha sottolineato il sindaco Giosuè Starita - per rappresentare il riscatto sociale e civile di una intera comunità.

La figura di Giancarlo continua a vivere anche a distanza di così tanto tempo. Una meravigliosa giornata, che entrerà a far parte della storia della città oplontina.

Emozione, commozione, ma anche una grande gioia per ricordare un ragazzo morto... ma straordinariamente vivo tra noi. E, come lui, idealmente, continuano a vivere nelle nostre coscienze tutte le altre vittime innocenti della camorra che, Torre Annunziata ha dovuto seppellire.