Dopo circa quattro secoli di attività, lo Spolettificio di Torre Annunziata si avvierebbe verso la chiusura per lasciare spazio alla realizzazione del Parco Urbano della Cultura. È quanto emerge dalla delibera approvata dalla Giunta comunale guidata dal sindaco Corrado Cuccurullo, che modifica e integra il protocollo d’intesa sul futuro dello Stabilimento Militare Spolette firmato nell’aprile 2023 con il Ministero della Difesa, il Ministero della Cultura, il Comune e l’Agenzia del Demanio.
Secondo quanto previsto, il 65% dell’area inizialmente destinato al Ministero della Difesa passerebbe al Comune, con l’obiettivo di realizzare appunto il Parco Urbano della Cultura. Un progetto che, sulla carta, appare ambizioso e suggestivo. Ma come spesso accade, tra l’idea e la sua realizzazione concreta si aprono interrogativi non trascurabili.
I dubbi sulla sostenibilità del progetto
Al di là delle intenzioni dichiarate dall’amministrazione, il provvedimento solleva diverse perplessità. A partire dalla tempistica dell’annuncio, arrivato mentre le organizzazioni sindacali stanno portando avanti una battaglia per scongiurare la chiusura dello storico stabilimento e chiedere garanzie sul futuro occupazionale dell’area.
In questo contesto, la decisione della giunta sembra di fatto anticipare e dare per scontata la chiusura dello Spolettificio, una prospettiva che per molti rappresenta un passaggio delicato per la città.
Un secondo elemento riguarda la scelta della destinazione d’uso dell’area. Con chi è stata condivisa l’idea del Parco Urbano della Cultura? È stata una decisione maturata esclusivamente all’interno della giunta? Più di un consigliere comunale, interpellato sulla questione, avrebbe infatti dichiarato di non essere a conoscenza del progetto.
Una scelta di tale portata, che riguarda un’area strategica e di grandi dimensioni nel cuore della città, avrebbe forse richiesto un confronto più ampio con la maggioranza che sostiene l’amministrazione, con i partiti e con la società civile.
Le incognite su costi e ricadute occupazionali
Un ulteriore nodo riguarda la gestione futura dei circa 50mila metri quadrati che il Comune dovrebbe amministrare per la realizzazione del Parco.
Le domande che emergono sono numerose: sono state valutate le risorse economiche necessarie per un progetto di questa portata? Con la progressiva conclusione dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, quali strumenti finanziari verrebbero utilizzati per sostenere l’opera?
E soprattutto: quali ricadute occupazionali concrete potrebbe generare il progetto? Un interrogativo tutt’altro che secondario se si considera che lo stabilimento militare, nel 1981, arrivava a occupare circa 600 lavoratori.
Il rischio di un’area inutilizzata
Il timore è che, in assenza di una programmazione chiara e di risorse adeguate, l’area possa restare inutilizzata per anni. Alcuni precedenti in città contribuiscono ad alimentare queste preoccupazioni.
Tra questi l’ex cinema Moderno, acquisito al patrimonio comunale dalla Commissione straordinaria e ancora senza una visione chiara. Oppure Villa Parnaso, per la quale esiste un finanziamento di circa 7 milioni di euro della Regione Campania destinato all’ampliamento e alla riqualificazione, ma la cui gara d’appalto non è ancora partita dopo oltre due anni.
Situazione analoga per la bonifica della spiaggia della Salera, intervento atteso da tempo nonostante le risorse disponibili, così come per altri progetti cittadini, dalle Arcate borboniche all’hub portuale, fino ai box adiacenti allo stadio comunale Giraud. In altre parole, mentre non si è in grado di gestire il pregresso ci si avventura, con molta approssimazione, in un’opera strategica per il futuro della città.
Il nodo della gestione
A rendere ancora più complessa la prospettiva c’è anche la cronica carenza di personale nell’Ufficio tecnico comunale, struttura centrale per la progettazione e la gestione delle opere pubbliche.
Proprio questa condizione potrebbe suggerire di valutare soluzioni alternative alla gestione diretta, come ad esempio l’avvio di una procedura di project financing, coinvolgendo investitori privati e professionisti qualificati attraverso un piano industriale capace di generare sviluppo e nuova occupazione.
Che si tratti di un Parco Urbano della Cultura o di una diversa destinazione – come una possibile Cittadella dello Sport con palazzetto, piscine e impianti sportivi, magari affiancata da un museo dedicato alle armi e ai reperti di Oplonti – ciò che conta davvero è che alle intenzioni seguano progetti concreti, sostenibili e realizzabili.
Perché i cittadini torresi attendono risposte chiare e risultati tangibili, soprattutto dopo l’annunciato “cambio di passo” evocato in campagna elettorale e che, almeno finora, molti faticano ancora a intravedere.
