Profonda leggerezza. Due termini che potrebbero apparire una dicotomia, ma nella complessa operazione di sintesi di “Storia di un uomo perbene” non lo sono. Tutti noi che abbiamo assistito ieri sera al Teatro Nexus di Torre Annunziata conoscevamo trama ed epilogo dello spettacolo. Un macigno che grava sulle nostre coscienze esattamente da cinque anni, da quel maledetto 19 aprile 2021, indipendentemente dall’individuazione e dalla condanna dei colpevoli. Abbiamo seguito la trasposizione teatrale assorti in un intimo silenzio provando ad individuare, nella successione dei quadri del racconto, cosa sarebbe accaduto. Con la illusoria speranza di rintracciare un anfratto positivo in una storia di violenta, terribile crudeltà.

Profonda leggerezza si spiega con l’eccellente lavoro di scrittura di Giuseppe Russo che ha costruito, attorno a quello che poteva essere archiviato come un semplice, consueto e banale fatto di cronaca nera, un’autentica masterclass da replicare in tutte le scuole d’Italia. Lo stesso Russo conferma: «L’intento vero di questa storia non è guardare al passato, ma piantare un seme per il futuro. Ecco perché la platea a cui guardiamo è la scuola. Quella sedia vuota sul palco non è assenza, ma un posto da occupare con coraggio per costruire insieme una generazione di cittadini consapevoli».

L’uomo perbene è Maurizio Cerrato ammazzato a Torre Annunziata per aver “violato” un codice criminale che, purtroppo, risulta ancora ben consolidato nelle sue ramificazioni sul territorio. La sedia è il segno di riconoscimento di un potere spietatamente brutale che si innesca anche per la più insignificante delle ragioni. Giuseppe Russo ha raccontato le storie parallele delle famiglie di Maurizio e dei suoi assassini attraverso linguaggio e dialoghi assolutamente efficaci, incisivi, persuasivi. Una lettura teatrale energica resa oltremodo potente dalla regia di Maria Autiero che, al termine dello spettacolo, sottolinea: «Abbiamo scavato nella vita di Maurizio cercando di evidenziarne il carattere di uomo tutto d’un pezzo, di una persona vera, pulita. E come tutte le anime belle sono quelle che pagano il prezzo più alto per l’affermazione della giustizia».

«Scrivere e vivere questo testo sulla scena – aggiunge Giuseppe Russo – non è stato un semplice atto artistico, ma una manifestazione civile fortemente emotiva. Se ci fermassimo alla sola commemorazione, tradiremmo l’essenza stessa dell’opera. Il teatro, vivo e pulsante, non erige monumenti alla memoria, per quanto necessari essi siano. Un simile fatto di cronaca rivissuto sul palcoscenico diventa materia viva di riflessione per scuotere le coscienze dei giovani: la legalità si misura e si difende nelle scelte quotidiane».Alla chiusura del sipario, con l’accensione delle luci in sala, l’emozione si è manifestata intensa e irrefrenabile attraverso centinaia di occhi lucidi che guardavano e applaudivano il cast degli attori della compagnia torrese “The Art”.

Tania Sorrentino, la vedova di Maurizio Cerrato, è intervenuta al termine dello spettacolo insieme alle due figlie Maria Adriana e Andre Sveva: «Questa rappresentazione è la storia di mio marito, Maurizio Cerrato. Non un eroe, ma un uomo normale, un padre, un marito, un fratello, un amico, che ha scelto di fare una cosa naturale: ha difeso un suo diritto, ha difeso sua figlia, ciò che era giusto. Sono passati cinque anni, ma purtroppo il tempo non cancella una tragedia. Questo spettacolo è un atto di resistenza. È la volontà di trasformare una perdita in un messaggio perché il silenzio, l’indifferenza e la paura creano terreno fertile per la criminalità. Portare questo messaggio nelle scuole e nelle carceri minorili significa parlare ai ragazzi, prima che sia troppo tardi. Significa dire loro che ogni scelta nella vita conta, che ogni gesto può trasformarsi in una condanna. Questa vicenda non chiede pietà, ma consapevolezza. Non chiede vendetta, ma un cambiamento. Perché la storia di Maurizio Cerrato non può finire con la sua morte, ma deve diventare un segno di coraggio, giustizia e umanità».

Foltissimo il parterre del Teatro Nexus con presenze significative come Giuliana Moccia, il pm del Tribunale di Torre Annunziata del caso Cerrato, Paolo Siani, fratello di Giancarlo giornalista ammazzato nel 1985, Beatrice Federico, vedova di Raffaele Pastore, commerciante torrese trucidato dalla camorra nella città oplontina nel 1996, Natascia Lipari, mamma di Simone Frascogna ucciso nel 2021 a 19 anni a Casalnuovo per aver tentato di sedare una rissa.

In sala anche le istituzioni rappresentate dal senatore Orfeo Mazzella e dal sindaco di Torre Annunziata Corrado Cuccurullo, accompagnato dagli assessori Carmela Nappo e Daniele Carotenuto.

In “Storia di un uomo perbene” di e con Giuseppe Russo hanno recitato: Giovanni Caso, Gianfranco Cirillo, Martina Caso, Alessandra Barbieri, Raffaele Franza, Giuseppe Balzano, Tonia Scognamiglio, Carmen Piccina, Ciro Chervino, Antonietta Iovino, Myriam Cirillo. Regia di Maria Autiero.

(Foto di Antonello Selleri)