A quarantquattro anni dall’uccisione di Luigi Cafiero, Libera Torre Annunziata torna a chiedere con forza verità e giustizia per un delitto che resta ancora senza colpevoli. Era il 21 aprile 1982 quando il giovane, appena diciannovenne, fu assassinato in un agguato camorristico, vittima innocente di uno scambio di persona. Una tragedia che ha segnato per sempre la sua famiglia e l’intera comunità oplontina.
Luigi era un ragazzo pieno di sogni e progetti, desideroso di costruire un futuro al servizio del bene comune. Quel futuro venne spezzato da tredici colpi di arma da fuoco, in un episodio di violenza cieca che ancora oggi attende verità. Un silenzio lungo oltre quattro decenni che, come sottolinea Libera, rappresenta una ferita aperta non solo per i familiari, ma per tutta la società.
Nel comunicato, l’associazione evidenzia come la mancanza di giustizia sia una condizione diffusa tra i familiari delle vittime innocenti delle mafie: molti, ancora oggi, non conoscono la verità sulla morte dei propri cari. Da qui l’appello a non abbassare la voce e a continuare a rivendicare il diritto alla verità come fondamento di una reale giustizia sociale.
Un ruolo centrale è rappresentato dalla testimonianza dei familiari, in particolare quella del fratello Liberato Cafiero, che ha trasformato il dolore in impegno civile quotidiano. Attraverso il suo lavoro e la sua attività nei contesti sociali e scolastici, Liberato è diventato simbolo di resistenza e cittadinanza attiva, dimostrando che il cambiamento nasce dal senso di comunità e responsabilità condivisa.
Per questo Libera lancia una proposta concreta alle istituzioni locali: intitolare la succursale del Liceo Scientifico a Luigi Cafiero. Un gesto che avrebbe un forte valore simbolico ed educativo, affinché le nuove generazioni possano conoscere la sua storia e trasformarla in esempio di impegno e legalità.
“Le scuole sono palestre di vita”, si legge nel comunicato, luoghi fondamentali per contrastare la cultura mafiosa attraverso l’educazione. È proprio da lì che può partire una nuova consapevolezza collettiva, capace di trasformare la memoria in azione concreta.
L’appello finale è rivolto a tutta la comunità: unire le forze per fare della memoria un impegno condiviso, affinché i sogni spezzati di Luigi possano continuare a vivere attraverso le scelte e l’impegno delle nuove generazioni. Perché la legalità, come ricorda Libera, non è un punto di arrivo, ma un cammino da costruire insieme.


