A cura di Domenico Gagliardi

«Torno a Torre Annunziata perché, nonostante tutto, ho sempre creduto in questa città».

E’ emozionata Carmela Sermino mentre riceve dalle mani del sindaco oplontino, Giosuè Starita, le chiavi della casa che le è stata assegnata dall’Amministrazione comunale.

Non un’abitazione qualunque, quella situata in via Vittorio Veneto n. 390 (nel cosiddetto palazzo delle catene). Ma un immobile prima sequestrato e poi confiscato al boss Aldo Agretti (cugino di Aldo Gionta e figlio di zì Carmelina, sorella del superboss Valentino), esponente di spicco del clan Gionta, condannato, nell’ambito del processo Alta Marea, per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, aggravata dalle finalità mafiose.

Un gesto che, oltre alla concretezza racchiusa nell’aiutare la donna e la sua bambina, assume una straordinaria valenza simbolica.

Carmela è infatti la moglie di Giuseppe Veropalumbo, il 30enne ucciso la notte del 31 dicembre 2007 da un proiettile vagante, durante i festeggiamenti per Capodanno. Un omicidio di un innocente ancora impunito. Nessun colpevole per quella morte.

«Abbiamo voluto aiutare Carmela, farle sentire la nostra vicinanza e quella di una intera comunità - ha esordito il sindaco Starita -. Carmela aveva già inoltrato diverse richieste per la disponibilità di un alloggio, in considerazione del suo stato disagio e, ultimamente, anche perché, nella città dove attualmente risiede (Acerra, ndr), sono accadute cose che hanno minato la sua serenità familiare. Forse atti che vogliono colpirla per il suo impegno attivo nel sociale e contro la camorra».

Il primo cittadino parla poi di una sorta di «risarcimento morale per Carmela, per la grave perdita che ha dovuto subire, maturata in un humus camorristico. Dal quel 31 dicembre di nove anni fa, è avvanuta una frattura tra lei e la città a causa di un evento mai dimenticato ed ancora vivo nel cuore di tutti noi. Carmela - prosegue - è una donna che ha fatto del dolore la sua forza per affermare i principi di legalità e di solidarietà. Il nostro è stato un segno tangibile di come l’anticamorra si faccia con gesti concreti e non con proclami ed ipocrisia. Dopo aver smantellato la roccaforte del clan Gionta nel Palazzo Fienga - dichiara ancora il sindaco -, la città rimargina così la ferita che ha lacerato Carmela per tutti questi anni azzerando un altro spazio di camorra e assegnandolo a chi realmente è stato leso dal “Sistema” e si impegna nel sociale contro ogni forma di criminalità».

«Ritrornerò a vivere a Torre Annunziata, che Giuseppe tanto amava - dice commossa Carmela -. Da quando me ne sono andata, dopo quanto accaduto, ho comunque sempre sperato che la città potesse cambiare. Ho sempre creduto in questo. Ho accettato l’affidamento della casa perché così terrò vivo il ricordo di mio marito. E’ come se lo riportassi qui. Magari sarà anche un modo per sensibilizzare chi (qualora ci fosse), in quella tragica serata del 2007, vide chi sparò ma non ha parlato».

«Carmela è il simbolo di tutti quei torresi che, soggiogati dal potere criminale, hanno lasciato la nostra città. Il suo ritorno è un grande messaggio di speranza per il futuro», ha sottolineato Starita.

Una stanza dell’abitazione sarà intitolata a Gaetano Montanino, guardia giurata uccisa il 4 agosto 2009 durante una sparatoria in piazza Mercato a Napoli. Anche lui, come Giuseppe, è una vittima innocente di camorra. E a ricordarlo è stata proprio la moglie Luciana Di Mauro - presente alla consegna delle chiavi della casa - ormai diventata amica di Carmela Sermino. Due donne, unite da tragedie simili, che hanno trovato il coraggio di combattere per una società migliore.

In quella stanza si riuniranno Carmela e tutti gli altri familiari delle vittime innocenti di camorra. Sarà un luogo di ritrovo in cui confrontarsi, sostenersi a vicenda ed intraprendere le nuove sfide ed iniziative sociali per il cambiamento.

Insieme a loro c’erano anche Antonio Cesarano e Luigi Monteleone, entrambi dell’associazione “Il popolo in cammino” di Napoli. Antonio è il padre di Genny, 17enne ucciso nel rione Sanità nel settembre 2015. A lui, il prossimo 6 settembre, sarà dedicata una statua collocata nel quartiere.

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