A cura di Domenico Gagliardi

C’era molta attesa per la seduta di Consiglio comunale a Torre Annunziata. Non erano previste né l'approvazione né la bocciatura della realizzazione di ulteriori due cisterne di gasolio, da aggiungersi agli attuali sette serbatoi ubicati nell’area portuale e gestiti dalla società Isecold SpA. Si trattava, semplicemente, di una formale discussione avanzata dall’opposizione. Andato deserto una prima volta il Consiglio comunale per mancanza di numero legale (i consiglieri dell’opposizione disertarono la riunione del 19 dicembre scorso, alla quale non parteciparono anche quattro consiglieri di maggioranza), stamattina (28 dicembre) la seduta si è svolta regolarmente ed anche con una certa puntualità, il che ha colto di sorpresa molti esponenti della minoranza (presenti alla discussione solo Davide Alfieri e Bruno Avitabile), mentre gli altri sono sopraggiunti quando ormai la trattazione dell'argomento era terminata. Il capogruppo di Centro Democratico, Davide Alfieri, ha chiesto al presidente del Consiglio, Rocco Manzo, di posticiparne la discussione, ma la richiesta è stata rigettata dalla maggioranza. Alfieri ha parlato apertamente di «scempio ambientale» e di «un'opera che la popolazione non vuole».

L’assessore ai Lavori Pubblici, Luigi Ammendola, ha poi letto la relazione inerente al deposito di idrocarburi localizzato all’interno dell’area portuale, partendo dalla sua genesi. «Il complesso commerciale Isecold, adibito allo stoccaggio e vendita di carburanti - ha esordito - risale ai primi anni ’60, anno della sua realizzazione. Tale deposito, ubicato nell’ambito portuale di Torre Annunziata, venne gestito inizialmente in capo alla società SHELL SpA».

Ammendola ha ricordato ai presenti (oltre ai consiglieri, poche decine di persone tra il pubblico - soprattutto attivisti del Meetup grillino) che il porto di Torre Annunziata è dotato di un Piano Regolatore approvato nel 1963 ed è classificato come “porto commerciale”.

Nel 1994 il deposito costiero venne rilevato dalla società Isecold e considerato di rilevante interesse strategico nazionale, così come individuato dagli Organi ministeriali e regionali, svolgendo per anni ed in modo continuativo l’attività produttiva mediante la commercializzazione di oli minerali.

«Nell’anno 2015 - ha proseguito Ammendola - venne rilasciato un nuovo permesso a costruire ulteriori due serbatoi di gasolio, nonché opere di adeguamento impiantistico, per una migliore funzionalità delle attività commerciali. Tale ultimo permesso è stato rilasciato previa acquisizione favorevole dei pareri e nulla osta da parte degli Organi ed Enti interessati (Ministero, Demanio, Dogane, Vigili del Fuoco, Capitaneria di Porto, ASL e Soprintendenza dei Beni Ambientali)».

Nel frattempo l’Arpac (l’Agenzia regionale per la protezione ambientale) chiese che venissero effettuati le analisi sulle acque di falda al fine di verificare la presenza di eventuali agenti inquinanti.

«Per tranquillizzare ancora di più la popolazione - continua l’assessore - aggiungo che in realtà il risultato delle analisi è stato a dir poco sorprendente, in quanto solo il ”berillio” (metallo pesante alcalino terroso di colore grigio scuro utilizzato nell’industria aerospaziale e militare, ndr) supera di pochissimo la soglia e probabilmente esso è presente nel sottosuolo in modo naturale o in seguito alle attività belliche della II Guerra Mondiale. In conclusione - dichiara Ammendola - anche l’Arpac ha espresso parere favorevole».

E veniamo ai giorni nostri. Nel giugno scorso la società Isecold ha richiesto una variante nata dalle sopravvenute e mutate esigenze di mercato globale dei carburanti. Riguarda essenzialmente una diversa utilizzazione dei due nuovi serbatoi già autorizzati, ovvero il cambio del prodotto stoccato (da gasolio a benzina), con riduzione della volumetria di circa 500 metri cubi, ed opere di adeguamento impiantistico ed accessorio. Su tale variante la Commissione Paesaggistica, nel novembre scorso, ha espresso parere contrario e da qui si è innescata la polemica cavalcata dall’opposizione e soprattutto dagli attivisti del M5S locale. Attualmente si è in attesa del pronunciamento da parte della Soprintendenza.

Sull’argomento si è espresso anche il sindaco Vincenzo Ascione. «Sulla questione si è detto di tutto e di più, facendo leva sulle paure dei cittadini relative a presunte cause di pericolosità e di inquinamento ambientale del sito. Ed invece tutto si è svolto nel pieno rispetto della legge, avallato dai pareri favorevoli di organismi sovracomunali. Nel 2002 - ha continuato Ascione - il Consiglio comunale, all'unanimità, approvò un piano regolatore portuale che prevedeva, accanto alle attività commerciali, anche quelle turistiche e di pesca, attraverso la realizzazione di altre due darsene. Siamo in attesa che il nostro Piano venga esaminato dalla Regione, nel contempo - conclude Ascione -, abbiamo l’obbligo di tutelare gli interessi di imprenditori privati che hanno investito sul nostro territorio».

Al Consiglio comunale era presente anche il deputato M5S, Luigi Gallo, che ha definito «fittizie e fantasiose le rassicurazioni dell’assessore Ammendola. La rigenerazione urbana e la riqualificazione ambientale di una città inserita nel piano Unesco non passano di certo per i nuovi deposito di stoccaggio di materiale petrolifero sulla spiaggia della Salera - spiega l'esponente grillino -. Scriverò alla Soprintendenza per fare chiarezza su quella che è a tutti gli effetti una contraddizione: parlare di turismo e poi autorizzare la realizzazione di due cisterne di stoccaggio di carburanti. Un ultimo aspetto - conclude il parlamentare - è quello della bonifica della fascia di costa. Abbiamo chiesto alla Città Metropolitana di Napoli di fornirci gli atti sullo stato di avanzamento dei lavori».

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