A cura di Domenico Gagliardi

Messa in ricordo delle 54 vittime dello «scoppio dei carri» avvenuto il 21 gennaio 1946.  Alla cerimonia erano presenti il sindaco di Torre Annunziata, Vincenzo Ascione, una rappresentanza della Polizia Municipale con il gonfalone del Comune, militari dell’Arma e della Guardia di Finanza, rappresentanti della società civile e cittadini. Ad officiare il rito religioso, mons. Raffaele Russo, parroco rettore della Basilica della Madonna della Neve.

«Stasera (ieri per chi legge, ndr) non celebriamo la morte delle 54 vittime di quella immane tragedia - ha affermato don Raffaele Russo - bensì la loro vita, perché la fede ci impone che dopo la morte inizia la vita. Ricordiamoci che in tutto ciò che accade c’è sempre la mano dell’uomo. Quel tragico evento di tanti anni fa deve rappresentare un monito per tutti noi affinché la pace possa regnare nel mondo. La buona politica, lo ha detto papa Francesco, sia lo strumento per una pace duratura. Vorrei accomunare in questo ricordo - conclude il sacerdote - anche le otto vittime del crollo di Rampa Nunziante, che hanno lasciato una ferita insanabile in tutti noi».

Il sindaco Ascione, nel ricordare le 54 vittime, pone l’accento sul fatto che in Europa non c’è stata più una guerra da circa 75 anni. «E questo - afferma - grazie all’abbattimento delle frontiere e alla costituzione di una comunità unica europea. La politica deve sempre essere al servizio della pace. Se siamo cristiani, dobbiamo essere anche caritatevoli ed accogliere benevolmente chi è più sfortunato di noi».

Terminata la cerimonia, un piccolo corteo, con in testa il gonfalone del Comune oplontino, si è recato presso la lapide affissa su una parete della Basilica e riportante i nomi delle 54 vittime dello scoppio. Qui due agenti della Polizia Municipale hanno deposto una corona di alloro, mentre don Raffaele impartiva la benedizione.

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