A cura di Salvatore Cardone

Sono ad Arco, una cittadina della provincia di Trento vicina al lago di Garda. Ci vive la mia famiglia: madre, due fratelli, una sorella e diversi parenti di Torre Annunziata e Boscotrecase. Ma non è questo il motivo per cui vi sto parlando di Arco. Qui è morto centoventisei anni fa, il 27 dicembre 1894, l’ultimo re delle Due Sicilie, Francesco II di Borbone, soprannominato Franceschiello e anche “re Lasagna” per la sua preferenza per questa specialità culinaria.

Nato a Napoli il 16 gennaio 1836, salito al trono il 22 maggio 1859, fu deposto il 13 febbraio 1861, dopo l’annessione del suo regno a quello del Piemonte. Andò in esilio con la giovane moglie Maria Sofia di Baviera prima a Roma e poi a Parigi. Ma negli ultimi anni della sua vita in inverno si trasferiva ad Arco “per passare le acque” nelle locali terme e curarsi dai disturbi causati dal suo diabete. Allora il Trentino apparteneva all’impero austro-ungarico e lì ad Arco aveva una residenza principesca l’arciduca Alberto, cugino della moglie.

Francesco II non solo non volle esservi ospitato, preferendo soggiornare in un alberghetto, ma addirittura vi si recava in incognito facendosi chiamare signor Fabiani. Molto pio, la mattina andava a messa e la sera al rosario nella chiesa Colleggiata dell’Assunta al centro del paese. Alla sua morte vi fu sepolto nella cripta (è visibile ancora il simbolo dei Borbone). Solo dopo i cittadini del luogo scoprirono che era addirittura un re! L’amministrazione comunale di Arco gli ha intitolato una strada e l’anno scorso, in occasione del centoventicinquesimo anniversario della sua scomparsa, ha promosso una iniziativa in suo ricordo. Dopo la prima guerra mondiale i suoi resti sono stati traslati prima a Trento, poi a Roma e infine a Napoli nella basilica di Santa Chiara insieme a quelli della moglie e dell’unica figlia Maria Cristina, morta a tre mesi. A gennaio scorso, per la sua religiosità, è stato proclamato servo di Dio ed è in corso un processo di beatificazione.