A cura di Giuseppe Chervino

L’intuizione, la spinta, l’ispirazione del maestro Domenico Vorro. Aveva capito che i suoi giovanissimi nipoti (dodici e dieci anni), Salvatore e Mimmo Cirillo, erano in possesso di doti musicali non comuni.

Siamo a Torre Annunziata, alla fine degli anni sessanta. A Salvatore e Mimmo si aggiunge il coetaneo Raimondo. I tre vanno a costituire l’embrione che successivamente darà vita ad uno dei gruppi musicali più celebri del territorio vesuviano: Sasà e i Nobili. Nel terzetto iniziale si inseriscono Nello, Mimmo, Paolo che completano il gruppo. Anni intensissimi di attività (’70 e ’80) culminati con una tournée negli Stati Uniti del novembre 1979. Una grande avventura con 13 concerti che lo stesso Sasà ha definito “un sogno per la nostra età”.

Un mese di incontri, amicizie, interviste che consacrano un gruppo che non si limitava alla mera esecuzione di brani più o meno celebri, ma scriveva e produceva musica. “Graziella”, “Astritto astritto”, “Dincello tu”, i titoli, tra gli altri, di pezzi originali frutto di studio, abnegazione, ricerca, serietà, impegno, voglia di migliorarsi e di proporre un progetto musicale di intenso spessore artistico. Un progetto che Sasà e i Nobili seppero sottoporre e condividere anche attraverso la diffusione esponenziale delle radio libere, a partire dalla seconda metà degli anni ‘70.

Come la gran parte dei gruppi musicali dell’epoca, il complesso si scioglie per gli impegni inderogabili, lavorativi e familiari, dei rispettivi componenti. Ma tra di loro i contatti restano vivi. La musica è il collante emozionale più forte che possa esistere. Così un paio di anni fa ci riprovano. A ricreare l’atmosfera magica che li aveva fatti incontrare mezzo secolo prima. Quando Achille De Luca mi ha inviato la locandina che annunciava il concerto di Sasà e i Nobili al “Nettuno Lounge Beach” di Torre Annunziata per la serata di giovedì 5 agosto, un flash back della memoria mi ha pervaso prendendomi per mano e conducendomi direttamente proprio negli anni delle radio libere. Della “mia”, la storica Radio Antenna Vesuvio. Di quelle di Sasà, Radio Torre Annunziata Centro e Radio City 2000. Enormi contenitori di promozione culturale probabilmente mai più rintracciati negli anni successivi. E soprattutto in questi recenti con il dilagare della mediocrità, della superficialità, dell’approssimazione dei social.