A cura di Giuseppe Chervino

«Giancarlo Siani con passione, coraggio e onestà ci ha insegnato il vero significato dell’onore. Onore è sentire violata la dignità umana dinanzi ad un’ingiustizia grave, è far seguire dei comportamenti indipendentemente da vantaggi e svantaggi, è agire per difendere ciò che merita di essere difeso».

L’impeto del messaggio degli studenti del Liceo Pitagora Croce di  Torre Annunziata è autorevole, perseverante, potente. Lo diventa ogni anno sempre di più quando arriva l’appuntamento con una data, il 23 settembre, che tutti gli uomini e le donne di buona volontà di Torre Annunziata hanno cerchiato in maniera indelebile sui calendari della storia della città.

Sono trascorsi 36 anni da un omicidio efferato, violento, spietato, feroce. Un lasso di tempo molto corposo che, in altre latitudini, sarebbe stato sufficiente per elaborare idee e progetti utili alla trasformazione, alla riqualificazione, al riscatto del territorio responsabile di quel barbaro assassinio. Invece, da quel tragico 23 settembre 1985, abbiamo registrato solo trascurabili cambiamenti. Niente di profondo, radicato, forte, intenso. E’ vero, nel frattempo e con colpevole ritardo, la città si è riconciliata con Paolo Siani, il parlamentare fratello di Giancarlo, che con la sua presenza supporta spesso le attività promozionali sulla legalità di associazioni e cittadini. Ma il conferimento della cittadinanza onoraria a Giancarlo Siani non può e non deve rappresentare un’assoluzione. A distanza di 36 anni siamo ancora colpevoli. Tutti!