In Campania, la legalità è spesso evocata con enfasi, ma troppo raramente vissuta con concretezza. Non basta condannare l’illegalità: serve promuovere una cultura del rispetto, della giustizia e della responsabilità condivisa.
La denuncia, se ridotta a spettacolo, perde efficacia. Troppi politici inseguono visibilità e consensi, trasformando la legalità in un’etichetta da esibire, più che in un impegno da incarnare. Ma la criminalità organizzata non si combatte con slogan: si combatte con informazione, formazione e percorsi educativi che aiutino a comprendere le logiche del potere camorristico e le sue conseguenze.
Educare è più efficace che punire. La scuola, le associazioni e le comunità devono diventare presidi di resistenza culturale, luoghi dove si coltiva il pensiero critico e si restituisce dignità. Come diceva Don Bosco, “L’educazione è cosa del cuore”: relazione, ascolto, fiducia.
Don Luigi Ciotti e Don Maurizio Patriciello sono esempi concreti di questo impegno. Il primo, fondatore di Libera, ci ricorda che “la legalità è il punto di partenza, non di arrivo”. Il secondo, parroco di Caivano, denuncia le ferite della Terra dei Fuochi, dando voce agli ultimi.
La politica deve tornare a investire nel lungo periodo, sostenendo progetti educativi e percorsi di reinserimento. Perché parlare di legalità significa parlare di futuro: seminare consapevolezza, coltivare responsabilità, raccogliere speranza.
In questo orizzonte, la realtà Salesiana in Campania merita riconoscimento. Con oratori, scuole professionali e centri giovanili, continua a offrire ai giovani percorsi di crescita umana e spirituale, incarnando il carisma di Don Bosco con fiducia e responsabilità.
GIUSEPPE LUBRINO