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Torre Annunziata - Polemiche sullo sgombero della vedova Veropalumbo: cresce la mobilitazione

Torre Annunziata - Polemiche sullo sgombero della vedova Veropalumbo: cresce la mobilitazione

Il deputato Francesco Emilio Borrelli: "Un'assurdità intollerabile"

Aggiornato il (3 minuti di lettura)

Lo sgombero dell’alloggio confiscato alla camorra e assegnato nove anni fa dal Comune di Torre Annunziata a Carmela Sermino, vedova di Giuseppe Veropalumbo – ucciso da un proiettile vagante la notte di Capodanno 2007 – sta generando un’ondata di proteste in città e non solo.

La Sermino, con una lettera carica di dolore e preoccupazione, ha chiesto sostegno morale e umano, invitando la cittadinanza a firmare una petizione per evitare la perdita dell’abitazione in cui vive con la figlia Ludovica. «Molti parlano senza conoscere i fatti, ma io non giudico – scrive –. So che Giuseppe avrà giustizia e so che da lassù qualcuno continua a vegliare su di noi».

Decine i messaggi di vicinanza alla donna. Tra questi, quello di una cittadina, Luciana, che esprime così il sentimento diffuso: «La tua forza e la tua dignità parlano più di qualsiasi ingiustizia. Non sei sola: siamo con te per difendere la tua casa e la tua serenità. Per Giuseppe, per tua figlia, per te».

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Anche il mondo politico è intervenuto. Il deputato Francesco Emilio Borrelli (AVS), insieme a Maria Longobardi, referente di Europa Verde per Torre Annunziata, definisce la vicenda “un’assurdità intollerabile”. «Nel 2016 – ricorda Borrelli – il Comune compì un gesto di grande valore civile assegnando un bene confiscato a una vittima innocente, trasformandolo in un simbolo di riscatto e legalità. Oggi quello stesso Comune, applicando rigidamente un regolamento, rischia di cancellare quel simbolo sfrattando Carmela e sua figlia per riassegnare l’immobile, probabilmente ad associazioni».

Il deputato ha chiesto al Comune di sospendere immediatamente la procedura e rinnovare l’assegnazione per altri nove anni, come previsto dal regolamento, verificando i requisiti con urgenza. Ha inoltre sollecitato un intervento del Governo e dell’ANBSC (Agenzia  Nazionale Amministrazione Beni sequestrati e confiscati) affinché venga garantita tutela permanente a chi ha già subito una tragedia a causa della criminalità.

Sulla vicenda è intervenuta anche l’amministrazione comunale tramite la vicesindaco Tania Sorrentino. «Se l’obiettivo è tutelare una vittima innocente, bisogna farlo nel rispetto della legge, della trasparenza e dell’equità verso tutte le vittime», ha dichiarato, aggiungendo che «sindaco, dirigenti e amministrazione non possono né devono adottare decisioni ad personam».

Su quet'ultimo aspetto, voglio chiarire un punto fondamentale: un amministratore non può agire per favoritismi o decisioni arbitrarie, perché la legge impone imparzialità, trasparenza e parità di trattamento.  Ma questo non significa che il Comune debba voltarsi dall’altra parte quando un cittadino vive un momento di gravissimo disagio.

Anzi: quando una famiglia, una persona fragile o un minore si trovano in condizioni di emergenza – che siano problemi abitativi, sanitari, economici o sociali – l’amministrazione ha il dovere di intervenire, applicando gli strumenti previsti dalla legge e dai regolamenti. Non è “agire ad personam”, è tutelare un diritto, è rispondere con responsabilità a chi ha più bisogno.

L’arbitrarietà è sbagliata. La solidarietà istituzionale, invece, è parte del ruolo e della missione di un’amministrazione.

Intanto, la questione resta aperta, mentre cresce la mobilitazione sociale per evitare lo sgombero e chiedere una soluzione che coniughi legalità e umanità.

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