Le liste di attesa nel Servizio Sanitario Nazionale continuano a rappresentare una delle principali difficoltà per i cittadini che necessitano di visite specialistiche ed esami diagnostici in tempi adeguati.
Ciò che spesso non viene spiegato con chiarezza è che la legge tutela il cittadino e prevede una procedura precisa per ottenere comunque la prestazione, anche presso strutture private, senza dover sostenere costi aggiuntivi.
I tempi di attesa non sono facoltativi Quando il medico di famiglia o lo specialista prescrive una prestazione, indica una classe di priorità:
U – Urgente: entro 72 ore; B – Breve: entro 10 giorni; D – Differibile: entro 30 giorni per le visite ed entro 60 giorni per gli esami; P – Programmabile: entro 120 giorni.
Se questi tempi non vengono rispettati, il cittadino ha diritto all’attivazione dei percorsi di garanzia, previsti dal Piano Nazionale e dai Piani Regionali di Governo delle Liste di Attesa 2019–2021.
Cosa sono i percorsi di garanzia
I percorsi di garanzia servono a evitare che i ritardi del sistema pubblico ricadano sul paziente.
In concreto, consentono di ottenere la prestazione in intramoenia, pagando solo il ticket; essere indirizzati presso strutture private accreditate o convenzionate, sempre a carico del SSN; ottenere il rimborso delle spese sostenute, se costretti a rivolgersi a un privato.
Per far valere i propri diritti è importante seguire una procedura precisa, che può essere così riassunta in questo modo. Il cittadino deve prenotare la prestazione attraverso il portale del CUP Unico Regionale. Occorre accettare la prima data disponibile proposta dal sistema di prenotazione integrato pubblico/privato accreditato in ambito regionale, anche se fuori dai tempi previsti dalla priorità indicata in ricetta.
Compilazione del modulo di attivazione del percorso di garanzia
Va compilato l’apposito modulo di attivazione del percorso di garanzia, allegando il foglio di prenotazione fuori tempo rilasciato dal CUP; la ricetta del medico di famiglia (MMG); il codice IBAN; il documento di identità; la tessera sanitaria. La documentazione deve essere inviata tramite PEC e/o raccomandata A/R all’ASL di appartenenza.
Dopo l’invio, è necessario attendere 48 ore per un eventuale riscontro da parte dell’azienda sanitaria. Se trascorse le 48 ore non si riceve alcuna risposta, il cittadino può prenotare ed effettuare la prestazione presso un privato accreditato, in regime privatistico, nel rispetto della priorità indicata in ricetta; disdire la prenotazione fuori priorità ricevuta dal CUP, liberando così la prestazione per altri utenti; inviare all’ASL, sempre tramite PEC o raccomandata, la copia della fattura pagata, richiedendo formalmente il rimborso delle spese sostenute.
Il mancato rimborso o il silenzio dell’ASL possono costituire una violazione del diritto alla salute, tutelato dall’art. 32 della Costituzione. In questi casi è possibile valutare una diffida formale; un’azione legale per il riconoscimento del rimborso; una richiesta di risarcimento del danno, nei casi più gravi.
Le liste di attesa non possono trasformarsi in un ostacolo insormontabile alle cure. La legge prevede soluzioni concrete, ma è fondamentale che il cittadino conosca la procedura e la segua correttamente. Informarsi e agire in modo consapevole significa difendere un diritto fondamentale: il diritto alla salute.
A CURA DELL'AVV. LELIO MANCINO