A cura della Redazione

La sentenza della Corte di Cassazione che ha annullato il reato di omicidio colposo per intervenuta prescrizione riapre una ferita mai rimarginata nel cuore della comunità oplontina. Il crollo della palazzina di Rampa Nunziante a Torre Annunziata, avvenuto il 7 luglio di nove anni fa, costò la vita a otto persone, tra cui due bambini, lasciando familiari e cittadini in attesa di una giustizia che oggi appare ancora incompiuta.

A esprimere amarezza è il Presidio di Libera di Torre Annunziata, da sempre vicino alle famiglie delle vittime. «Questa decisione – si legge nella nota – colpisce al cuore chi ha atteso per anni verità e giustizia e indebolisce la fiducia dei cittadini nelle istituzioni».

Secondo il Presidio, le criticità emerse dall’esito del processo sono legate alla lentezza del sistema giudiziario. «Un problema – viene sottolineato – che non si risolve con riforme costituzionali, ma rafforzando l’azione di inquirenti e giudici e investendo risorse nel personale dei tribunali».

Pur nel rispetto del giudizio dell’Alta Corte, l’associazione fatica ad accettare che reati di tale gravità possano estinguersi per decorrenza dei termini. «Rimarrà al fianco dei familiari – afferma il referente Massimo Napolitano – in questa battaglia per la verità e la giustizia».

Nel comunicato viene rivolto un appello alla comunità e alla società civile a non abbassare la guardia, ricordando le parole di Luigi Ciotti: «Ai cittadini serve una giustizia più efficace, efficiente e veloce».

«Torre Annunziata è oggi di nuovo in lutto – conclude la nota –. Alla società civile il compito di tenere viva la memoria; alla politica il dovere di cambiare le leggi sulla prescrizione per evitare che altri colpevoli riescano a farla franca».

Un messaggio che riporta al centro del dibattito non solo il dolore delle famiglie, ma anche la necessità di una riflessione più ampia sui tempi e sull’efficacia della giustizia nel nostro Paese.