Un intervento forte, carico di emozione e di richiami alla responsabilità delle istituzioni. Il senatore Orfeo Mazzella annuncia che porterà nell’Aula del Senato la voce delle famiglie colpite dal crollo di Rampa Nunziante a Torre Annunziata, dopo la decisione della Corte di Cassazione che ha dichiarato prescritto il reato di omicidio colposo, annullando la sentenza e rinviando gli atti alla Corte d’Appello per il ricalcolo delle pene.
«Signor Presidente, Onorevoli Senatrici e Senatori – esordisce Mazzella – il 7 luglio 2017, a Torre Annunziata, in Rampa Nunziante, una palazzina è crollata in pochi secondi. Sotto quelle macerie persero la vita otto persone: Giacomo Cuccurullo, la moglie Adele e il figlio Marco, Giuseppina Aprea, Pasquale Guida, la moglie Anna, e i piccoli Francesca e Salvatore. Non crollò soltanto un edificio: crollò la serenità di una comunità intera».
Il riferimento è alla sentenza della Cassazione che, a nove anni dai fatti, ha dichiarato la prescrizione per l’omicidio colposo. «Le responsabilità erano state accertate nei precedenti gradi di giudizio – sottolinea il senatore – ma il tempo ha impedito che quelle colpe potessero tradursi in una pena definitiva. Nessuno sconterà il carcere per quelle otto vite spezzate».
Mazzella chiarisce di non voler entrare nel merito della decisione giudiziaria: «Non è questa la sede per commentare una sentenza, che va rispettata. Ma è questa la sede per interrogarci».
Un passaggio centrale del suo intervento riguarda il significato della prescrizione per chi ha perso un familiare: «La prescrizione non è solo un termine giuridico. Per chi ha perso un figlio, un marito, una sorella, è la sensazione che il tempo abbia cancellato la responsabilità. È l’idea che nove anni di attesa si siano dissolti in una questione tecnica».
Il senatore parla esplicitamente «dalla parte delle famiglie», di chi ha contato «le udienze una ad una» e oggi si sente «smarrito, deluso, ferito una seconda volta».
Da qui l’appello alle istituzioni: «Quando la verità processuale accerta le colpe e la giustizia non riesce più a punirle, il messaggio che arriva ai cittadini è devastante». E ancora: «La giustizia non è vendetta. Ma non può nemmeno essere resa al calendario».
Infine, l’impegno politico: «Alle famiglie di Torre Annunziata dobbiamo dire che lo Stato c’è. Che il loro dolore non è un fatto privato. E che questa vicenda ci impone una riflessione seria sui tempi della giustizia, perché nessuna comunità debba più vivere la sensazione che la responsabilità si dissolva con il passare degli anni».
«Otto vite, tra cui due bambini, chiedono memoria. Le loro famiglie chiedono giustizia. E noi abbiamo il dovere di fare in modo che il tempo non diventi mai più il luogo dell’impunità».
(Nella foto, lo striscione affisso dai familiari delle vittime a Roma prima della pronuncia della Cassazione)
