Ospitiamo sulle nostre pagine le riflessioni del dott. Ciro Passeggia sul futuro dell'acqua pubblica, tra investienti, efficienza e legalità:
"Le battaglie politiche e culturali, soprattutto in una fase storica segnata da un crescente relativismo nel rapporto tra obiettivi e regole, devono sempre restare ancorate alla legalità. Anche le migliori intenzioni, se fuori dal quadro normativo vigente, rischiano di trasformarsi in un controsenso. Un principio che, per tradizione, appartiene al patrimonio della sinistra.
È in questa prospettiva che va inserito il dibattito sul futuro di ABC Napoli, che necessita di essere liberato da slogan e posizioni ideologiche per essere affrontato con realismo e responsabilità.
Il punto di partenza è chiaro: il quadro normativo vigente. Le leggi attuali stabiliscono paletti precisi. Il decreto legislativo 175 del 2016 vieta alle pubbliche amministrazioni di mantenere partecipazioni in enti diversi dalle società di capitali, salvo specifiche deroghe. A questo si aggiunge il decreto legislativo 201 del 2022, che definisce le modalità di gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, limitandole a tre opzioni: affidamento tramite gara pubblica, società mista pubblico-privata o società in house. Le aziende speciali, invece, restano escluse per i servizi a rete, come quello idrico.
A rafforzare questo quadro intervengono anche le indicazioni dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che richiama costantemente la necessità di modelli gestionali coerenti con le norme nazionali ed europee.
Alla luce di questi elementi, il passaggio di ABC da azienda speciale a società per azioni interamente pubblica non rappresenta una rottura con il referendum del 2011, ma una scelta coerente con le regole e necessaria per garantire efficienza, qualità e capacità di investimento.
Il vero rischio, oggi, è restare fermi. Fingere che nulla sia cambiato significherebbe non affrontare le criticità concrete del servizio idrico: reti obsolete, perdite d’acqua, esigenze ambientali e un fabbisogno crescente di risorse.
Il nodo centrale è quello degli investimenti. Una società per azioni, pur restando pubblica, dispone di strumenti finanziari più solidi, con maggiore accesso al credito e ai mercati. Ammodernare una rete idrica richiede risorse ingenti, difficilmente sostenibili con i soli bilanci comunali. Senza investimenti, la difesa dell’acqua pubblica rischia di restare solo una dichiarazione di principio.
C’è poi il tema della gestione. Una Spa consente maggiore rapidità decisionale, meno burocrazia e una struttura più agile. Non si tratta di privatizzare, ma di rendere il pubblico più efficiente.
Un altro aspetto riguarda la dimensione territoriale. Il sistema idrico non si ferma ai confini comunali e la Regione Campania sta ridefinendo il modello su scala più ampia. In questo scenario, serve un soggetto forte e credibile, capace di integrarsi e dialogare con altri livelli istituzionali. Una Spa pubblica può rappresentare questa opportunità.
Infine, il tema della trasparenza. Il modello societario introduce controlli più stringenti, tra collegio sindacale, revisione dei conti e obblighi di bilancio chiari. Un elemento di garanzia per i cittadini.
Il punto politico, quindi, è netto: difendere l’acqua pubblica non significa restare ancorati a modelli inefficaci, ma costruire un sistema capace di garantire qualità, continuità e sostenibilità.
La vera scelta non è tra pubblico e privato, ma tra un pubblico debole e uno capace di evolversi. Se si vuole davvero tutelare un bene essenziale come l’acqua, serve il coraggio di cambiare".


