Sono trascorsi nove anni, ma la ferita resta ancora aperta. Il 7 luglio 2017 Torre Annunziata fu sconvolta da una delle pagine più drammatiche della sua storia recente: il crollo di un'ala di un edificio in Rampa Nunziate, una tragedia che provocò la morte di otto persone, tra cui due bambini.
Una ferita che il tempo non è riuscito a rimarginare e che la città continua a custodire nella memoria, ricordando ogni anno i nomi delle vittime: i fratellini Francesca e Salvatore Guida, i loro genitori Pasquale Guida e Anna Duraccio, l'architetto Giacomo Cuccurullo, la moglie Edy Laiola, il figlio Marco e Pina Aprea.
Per giorni Torre Annunziata fu al centro dell'attenzione nazionale. Le immagini delle macerie, il lavoro incessante dei soccorritori e il dolore dei familiari fecero il giro d'Italia. Fin dalle prime ore emerse che il cedimento dell'edificio sarebbe stato provocato dai lavori di ristrutturazione in corso in un appartamento al secondo piano.
Da quel momento si sono susseguiti anni di indagini, consulenze tecniche, udienze e sentenze. L'iter giudiziario si è concluso con la decisione della Corte di Cassazione che ha dichiarato prescritto il reato di omicidio colposo, ponendo fine al procedimento senza una condanna definitiva per quella contestazione.
Al di là delle vicende processuali, Torre Annunziata non ha mai smesso di ricordare le otto vittime. Ogni 7 luglio la comunità si ritrova per una celebrazione religiosa in loro suffragio e depone il Cero della Giustizia nel luogo del crollo, dove oggi un grande murale mantiene vivo il ricordo di quella tragedia.
Un momento di raccoglimento che, anno dopo anno, rinnova il dolore di un'intera città e l'impegno a non lasciare che quella pagina venga dimenticata.
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