A nove anni dalla tragedia di Rampa Nunziante a Torre Annunziata, Salvatore Cimmino affida a una nota una proposta destinata ad alimentare il dibattito cittadino: trasformare l'area del palazzo crollato in un Giardino della Memoria, un luogo di pace e raccoglimento dedicato alle otto vittime del disastro del 7 luglio 2017.
Nella sua riflessione, Cimmino sottolinea come il tempo non sia riuscito a rimarginare una ferita ancora aperta nella coscienza della città. Quel crollo, costato la vita a otto persone, tra cui due bambini, viene definito non soltanto come una tragedia strutturale, ma come il simbolo del fallimento di un sistema incapace di prevenire e contrastare incuria, superficialità e carenza di controlli.
Secondo l'autore della nota, la ricerca della giustizia non può limitarsi all'ambito giudiziario, ma deve tradursi anche in un gesto concreto e simbolico capace di restituire dignità al luogo della tragedia.
Per questo propone l'abbattimento definitivo di quello che definisce «un monumento all'orrore», sostituendolo con uno spazio verde aperto alla cittadinanza, pensato come luogo di incontro, riflessione e rinascita.
Al centro del giardino dovrebbe trovare posto una stele commemorativa con incisi i nomi delle otto vittime: Pasquale, Francesca e Salvatore Guida, Anna Duraccio, Giacomo e Marco Cuccurullo, Edy Laiola, Pina Aprea. Un monumento che, nelle intenzioni di Cimmino, non rappresenterebbe soltanto un ricordo, ma diventerebbe il simbolo permanente dell'impegno della comunità affinché tragedie simili non si ripetano mai più.
«Trasformare il dolore in un giardino è l'atto di giustizia più alto che la nostra comunità possa compiere», scrive Cimmino, auspicando un'adesione unanime della città a un progetto che considera una grande occasione di riscatto per Torre Annunziata.
L'idea è quella di dare vita a un luogo capace di custodire la memoria delle vittime e, allo stesso tempo, di rappresentare un messaggio di speranza per le future generazioni: uno spazio dove il ricordo possa convivere con la bellezza e dove la memoria diventi un impegno collettivo per la legalità, la sicurezza e la tutela della vita umana.
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