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Torre Annunziata, perché è stato sciolto il Consiglio comunale: i casi citati nel decreto

Torre Annunziata, perché è stato sciolto il Consiglio comunale: i casi citati nel decreto

Dalla continuità politica ai rapporti ritenuti a rischio, fino a urbanistica, rifiuti, patrimonio e occupazioni abusive: nella relazione del Viminale il quadro che ha portato al commissariamento per 18 mesi.

(5 minuti di lettura)
A cura della Redazione

Il Consiglio comunale di Torre Annunziata è stato sciolto con decreto del Presidente della Repubblica dell’8 giugno 2026. Il provvedimento, trasmesso al Comune il 24 giugno, affida l’ente a una commissione straordinaria per 18 mesi.

Alla base della decisione ci sono gli esiti dell’accesso ispettivo disposto dalla Prefettura di Napoli e la relazione del Ministero dell’Interno, secondo cui sarebbero emersi «concreti, univoci e rilevanti elementi» tali da far ritenere compromessi il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.

Il contesto criminale e i precedenti scioglimenti

La relazione parte dal contesto territoriale, definito segnato dalla presenza di organizzazioni camorristiche radicate e capaci di incidere sulla vita economica e sociale della città. Torre Annunziata, ricorda il documento, era già stata interessata in passato da due scioglimenti per infiltrazioni mafiose, nel 1993 e nel 2022.

Secondo il Viminale, il quadro attuale non rappresenterebbe una frattura netta con il passato, ma una prosecuzione di dinamiche già rilevate nelle precedenti gestioni.

La continuità politica dopo le elezioni del 2024

Uno dei punti centrali riguarda la presunta continuità tra la nuova amministrazione eletta nel giugno 2024 e precedenti assetti politici. La relazione richiama il ruolo di ex amministratori, consiglieri comunali e soggetti già attivi nelle passate consiliature.

In particolare, il documento sostiene che la nuova amministrazione non avrebbe segnato una vera discontinuità rispetto a un sistema politico-amministrativo giudicato permeabile a condizionamenti esterni.

Rapporti personali, familiari e sostegni elettorali

Il provvedimento dedica spazio ai rapporti parentali, personali e politici di alcuni amministratori e consiglieri. La relazione richiama collegamenti con soggetti ritenuti vicini ad ambienti criminali, oltre a presunti sostegni elettorali considerati significativi.

Tra gli elementi citati figurano anche rapporti con ex amministratori e la presenza, nell’area politica locale, di figure già emerse in precedenti indagini o procedure ispettive.

Il caso del personale comunale

La commissione d’accesso ha esaminato anche la situazione del personale dell’ente. Nel documento si evidenzia che una quota significativa di dipendenti risulterebbe coinvolta, a vario titolo, in procedimenti disciplinari o penali, oppure legata da rapporti parentali con esponenti della politica locale.

Particolare attenzione viene riservata al personale assunto nella società in house del Comune, soprattutto nel settore dei rifiuti urbani. La relazione segnala il caso di un dipendente legato da rapporti familiari a soggetti indicati come vicini alla criminalità organizzata, già destinatario di provvedimenti e vicende giudiziarie.

La questione “gettonopoli”

Tra le vicende richiamate c’è anche quella definita “gettonopoli”. La relazione fa riferimento alle contestazioni sulla partecipazione alle sedute di commissione e al numero di gettoni percepiti da consiglieri comunali.

Secondo il Viminale, il funzionamento degli organi consiliari avrebbe mostrato anomalie e una scarsa efficacia nel controllo politico-amministrativo, contribuendo al quadro di debolezza dell’ente.

Urbanistica ed edilizia: abusi e controlli deboli

Un capitolo rilevante riguarda urbanistica ed edilizia. La relazione segnala opere realizzate in assenza di titolo valido, inerzie nelle attività di controllo e difficoltà nella repressione degli abusi.

Il documento richiama anche casi in cui l’amministrazione non avrebbe esercitato con sufficiente tempestività i poteri di vigilanza, lasciando spazio a situazioni ritenute irregolari o comunque non adeguatamente presidiate.

Rifiuti e società partecipate

La gestione dei rifiuti è indicata come uno dei settori più sensibili. La relazione evidenzia criticità negli affidamenti, nel ricorso a proroghe e nella gestione del servizio attraverso società partecipate o in house.

Secondo il Ministero, questi elementi mostrerebbero una macchina amministrativa esposta a condizionamenti e non sempre capace di garantire trasparenza, efficienza e rispetto delle regole.

Videosorveglianza, parcheggi e mancati introiti

Il decreto richiama anche il sistema di videosorveglianza cittadino, ritenuto insufficiente in alcune aree particolarmente delicate. La relazione segnala inoltre criticità nella gestione dei parcheggi pubblici.

In particolare, vengono citati ritardi, difficoltà nella riscossione e mancati introiti per l’ente, letti come segnali di una gestione amministrativa debole e poco efficace nel presidio del territorio.

Immobili, occupazioni abusive e alloggi temporanei

Ampio spazio viene dato anche alla gestione del patrimonio comunale. La relazione richiama il caso di immobili destinati a finalità sociali o temporanee che sarebbero stati occupati senza titolo o utilizzati per finalità diverse da quelle previste.

Tra gli esempi indicati ci sono un immobile destinato ad alloggio temporaneo, beni assegnati per finalità sociali e situazioni di occupazione abusiva. Secondo il Viminale, la risposta dell’amministrazione sarebbe stata insufficiente o tardiva.

Opere di urbanizzazione e centro commerciale

Il documento menziona inoltre le opere di urbanizzazione collegate a un centro commerciale. Anche in questo caso la relazione evidenzia ritardi, criticità procedurali e un andamento amministrativo giudicato non lineare.

Il punto, nel quadro complessivo del decreto, viene letto come ulteriore conferma delle difficoltà dell’ente nel governare procedimenti complessi e settori economicamente rilevanti.

Le conclusioni del Viminale

Per il Ministero dell’Interno, l’insieme di questi elementi dimostrerebbe un quadro di condizionamento e di perdita di credibilità dell’istituzione locale. Non un singolo episodio, dunque, ma una somma di rapporti, omissioni, inerzie e criticità gestionali.

Da qui la decisione di sciogliere il Consiglio comunale e affidare Torre Annunziata a una commissione straordinaria composta da Giancarlo Tomao, Roberto Esposito e Gianluca Orlando. La gestione commissariale durerà 18 mesi, con l’obiettivo di rimuovere gli effetti del condizionamento e riportare l’ente su binari di legalità e imparzialità amministrativa.

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