A cura della Redazione

Una grande artista, un’anima che vibra tra parola e musica, tra palcoscenico e melodia: Lina Sastri è tutto questo e molto di più. Attrice intensa, cantante raffinata, interprete a trecentosessanta gradi, incarna quella tradizione napoletana capace di fondere pathos e misura, radici popolari e profondità colta. Il suo spettacolo “Voce ’e notte”, andato in scena venerdì 13 febbraio al Teatro Nexus nel Centro Commerciale Maximall Pompeii a Torre Annunziata, è un viaggio emozionale che attraversa la memoria musicale e teatrale di Napoli con eleganza e verità. Non è solo un concerto, né semplicemente una rappresentazione teatrale: è un racconto dell’anima partenopea, intimo e universale insieme.

Sul palco, Lina Sastri, accompagnata al piano forte dal maestro Ciro Cascino, domina la scena con naturalezza magnetica. La sua voce si fa carezza e grido, nostalgia e luce. La musica classica napoletana – da brani intramontabili a perle meno frequentate – rivive attraverso un’interpretazione mai manieristica, ma sempre autentica. Ogni nota è abitata, ogni parola è vissuta fino in fondo.

E poi il teatro. Quello grande, quello che affonda le radici nella tradizione di Eduardo De Filippo, maestro indiscusso del palcoscenico partenopeo. Lina Sastri rende omaggio a questa eredità con un intenso brano tratto da Filumena Marturano, portando in scena la forza, la dignità e il dolore di una donna che lotta per amore e per giustizia. La sua interpretazione non è imitazione, ma rilettura vibrante: Filumena vive di una nuova luce, pur restando fedele alla sua essenza. In “Voce ’e notte” la musica dialoga con la parola, il canto si intreccia alla recitazione, e lo spettatore viene guidato in un percorso fatto di memoria, identità e sentimento. Napoli non è solo sfondo, ma protagonista viva: città di contrasti, di malinconie e di passioni ardenti.

Lina Sastri dimostra ancora una volta di essere un’artista completa, capace di attraversare generi e linguaggi con coerenza e intensità. La sua arte non è semplice esecuzione, ma testimonianza. È un atto d’amore verso la propria terra e verso il teatro, quello vero, che emoziona e lascia traccia. E quando le luci si abbassano e l’eco dell’ultima nota si dissolve, resta nel cuore dello spettatore una certezza: alcune voci non cantano soltanto. Raccontano, custodiscono, illuminano la notte.

BERNARDO ESPOSITO