Una kermesse artistica gradevolmente sobria che ha dimostrato come il teatro possa essere rintracciato anche in spazi non propriamente canonici.  La seconda edizione de “Il Teatro, il palcoscenico della vita” si è conclusa ieri sera allo Sport Club Oplonti con la conferma assoluta dei consensi suscitati lo scorso anno all’esordio della rassegna. Merito esclusivo della dinamica commissione cultura del sodalizio: Emilia Pagano, Anna Vitulano, Carla Pignataro, Annamaria Embrione, Franca Abeti, Daniela Flauto, con il supporto musicale di Franco Pignataro, hanno allestito un cartellone con sei appuntamenti, tutti di significativo spessore artistico.

E’ toccato alla compagnia di Torre Annunziata «’A Fenesta d’ ‘a Torre» chiudere la manifestazione con “Il morto sta bene in salute” testo di Gaetano Di Maio portato in scena con la regia di Vincenzo Genovese. La commedia fu scritta a metà negli anni '70 e portata al successo da Luisa Conte ed Enzo Cannavale, successivamente più volte riproposta nel fortunato cartellone del Teatro Sannazaro di Napoli.

La vicenda si snoda all’interno della “Pensione della tranquillità” che, a discapito della denominazione, non garantisce ai frequentatori alcuna tipologia di pace né di serenità. Anzi, la convivenza tra i titolari della pensione, Gennaro e Nannina Bottiglieri, e i loro ospiti innesca un vortice di equivoci e situazioni grottesche al ritrovamento di una valigia contenente una grossa somma di denaro. Si tratta di una sorta di noir tra il bizzarro e lo stravagante, dagli accenti siculo-partenopei, estremamente esilarante.

La regia di Vincenzo Genovese ha conferito l’adeguata cadenza al racconto attraverso sfumature e toni efficacemente sostenuti. Un crescendo di intrecci, sovrapposizioni tragicomiche che hanno contribuito a sostenere un gradevole impianto artistico allo spettacolo. Nonostante il numero consistente di personaggi in scena, la commedia si è sviluppata con coerente armonia, priva di pause e ha raggiunto con estrema efficacia la divertita platea.

Nell’annunciare l’organizzazione della terza edizione della rassegna, Emilia Pagano, socia emerita dello Sport Club Oplonti, si sofferma sui profondi contenuti dell’iniziativa culturale.

«Ogni nuova esperienza provoca smarrimento perché non c’è la certezza di come finirà. Così è successo a noi, componenti della commissione cultura dello Sport Club Oplonti che, quando intraprendemmo il tentativo di cimentarci con la programmazione di una rassegna teatrale, avemmo tanti dubbi, soprattutto fare delle scelte che potessero arricchire gli spettatori e noi stesse.

Col tempo, incoraggiate dalla presenza di un pubblico discreto, ci siamo sentite sempre più incentivate a fare meglio. Il risultato finale ci ha confortato molto perché abbiamo compreso che il Teatro non è soltanto una forma d’arte, ma è quell’arte liberatoria che scioglie l’uomo da qualsiasi vincolo, gli dà la possibilità di mettersi a nudo, senza falsi pudori, possibilità di riconoscere i propri limiti e debolezze. Esso rappresenta la vita nella sua interezza, così com’è e non come ognuno vorrebbe che fosse. A ragione intitolammo la rassegna “Il Teatro, il palcoscenico della vita”. Penso che questo messaggio sia stato compreso da tutti che, a conclusione della rassegna, hanno voluto mostrare la loro gratitudine e ci hanno invogliato a continuare».