A cura della Redazione

Rottura all’interno del gruppo consiliare Popolari per la Pace, forza politica della maggioranza che sostiene il sindaco di Torre Annunziata, Corrado Cuccurullo.

La frattura è emersa chiaramente nel corso della seduta del Consiglio comunale svoltasi lunedì 23 marzo a Palazzo Criscuolo, quando la consigliera Francesca Caso ha preso la parola per leggere un duro documento nei confronti del capogruppo Roberto De Rosa.

«È noto a tutti – ha dichiarato – che il consigliere De Rosa, da diversi mesi, si è allontanato dal Movimento, svolgendo la propria funzione in modo personale e senza alcun confronto con me e con il resto del gruppo». Caso ha sottolineato come, dalla metà di novembre dello scorso anno, De Rosa non partecipi più alle attività del gruppo consiliare, lasciandola di fatto esclusa da ogni discussione politica e priva delle informazioni necessarie per contribuire all’elaborazione di proposte per la città.

La consigliera ha anche riferito di aver scritto più volte al segretario generale per chiedere, a nome del Movimento, la revoca dell’incarico di capogruppo a De Rosa, richieste però respinte. Nel frattempo, lo stesso De Rosa avrebbe comunicato, con una recente nota, il suo passaggio al gruppo misto a partire dal prossimo 16 aprile.

Al termine del suo intervento, Caso ha annunciato l’abbandono dell’Aula: «Non avendo potuto partecipare alle conferenze dei capigruppo per evidente impedimento e non disponendo degli elementi necessari per esprimere una valutazione consapevole sugli argomenti all’ordine del giorno, nella piena trasparenza della mia azione politica ritengo di dover lasciare la seduta».

L’uscita della consigliera ha suscitato la reazione del presidente del Consiglio, Davide Alfieri, che ha espresso disappunto per una decisione ritenuta inopportuna, soprattutto in una seduta chiamata ad approvare il DUP e il bilancio di previsione 2026-2028.

Non si è fatta attendere la replica abbastanza criptica del consigliere De Rosa: «I dinamiche interne ad una forza politica non dovrebbero compromettere gli interessi della città. Non capisco quali potrebbero essere state le mie colpe. Dal primo giorno ho lavorato ininterrottamente per dare un contributo concreto a questa maggioranza, affiancando quotidianamente il sindaco. Non rinnego le mie radici: nasco democristiano e muoio democristiano. Se la mia colpa è quella di non aver mai cambiato idea, allora sì, sono colpevole».