Non si placa il clima politico dopo le dimissioni del sindaco di Torre Annunziata, Corrado Cuccurullo. A inasprire ulteriormente il confronto è la dura replica dell’ex primo cittadino alle dichiarazioni del capogruppo regionale di Fratelli d’Italia, Gennaro Sangiuliano, intervenuto nei giorni scorsi a sostegno delle parole del procuratore Nunzio Fragliasso.
Cuccurullo accusa l’ex ministro della Cultura di utilizzare un “garantismo a corrente alternata”, ricordando come, durante il cosiddetto “caso Boccia”, lo stesso Sangiuliano avesse rivendicato il diritto alla presunzione d’innocenza e al rispetto delle garanzie costituzionali.
«Quando le ombre del caso Boccia hanno toccato lui, il ministro Sangiuliano ha rivendicato, con pieno diritto, la presunzione d’innocenza, il rispetto del processo e l’attesa degli accertamenti», afferma Cuccurullo in una nota. «Oggi, però, lo stesso Sangiuliano si scopre giustizialista di ferro: chiede dimissioni “doverose”, plaude al Procuratore prima di qualunque accertamento e si erige a censore della qualità dell’amministrazione pubblica in Campania».
Il sindaco dimissionario sottolinea come il garantismo non possa essere utilizzato “solo quando conviene”: «Non può diventare un mantello da indossare quando serve a sé e da strappare di dosso quando serve agli altri. È esattamente il contrario di quella qualità che dice di voler difendere».
Le dimissioni di Cuccurullo sono arrivate due giorni fa, dopo l’intervento del procuratore della Repubblica di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, durante la cerimonia di demolizione di Palazzo Fienga, ex roccaforte del clan Gionta. In quell’occasione il magistrato parlò apertamente di “troppe contiguità con la criminalità organizzata, troppe ombre e troppe illegalità nel seno della stessa amministrazione comunale”.
Nella replica a Sangiuliano, Cuccurullo sceglie anche l’ironia, richiamando un episodio che coinvolse l’allora ministro della Cultura durante il Premio Strega 2023. «Quanto all’autorevolezza con cui Sangiuliano pronuncia queste lezioni – scrive – basti ricordare che al Premio Strega ammise in diretta televisiva di aver votato i libri finalisti senza averli letti».
Da qui la stoccata finale: «Si comprende allora la passione odierna per i titoli dei romanzi di Michele Prisco. I titoli, in effetti, restano più maneggevoli delle pagine».
Lo scontro politico attorno alla crisi di Torre Annunziata continua dunque ad allargarsi, mentre la città resta in attesa degli sviluppi delle verifiche istituzionali avviate dopo le parole della Procura.


