A cura della Redazione

Il discorso in piazza

“Parlerò a testa alta e a viso aperto”. Con queste parole il sindaco dimissionario di Torre Annunziata, Corrado Cuccurullo, ha aperto il suo intervento in piazza Giovanni XXIII davanti a qualche centinaio di cittadini, amministratori e sostenitori accorsi alla manifestazione organizzata dopo le sue dimissioni e dopo le dure dichiarazioni del procuratore capo di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso.

Cuccurullo ha scelto volutamente il cuore del centro storico, a pochi passi da Palazzo Fienga, simbolo storico del potere criminale cittadino oggi in fase di demolizione, per lanciare un messaggio politico e istituzionale. Nel suo lungo intervento ha ribadito rispetto per magistratura, forze dell’ordine e istituzioni dello Stato, precisando però di considerare “gravi e ingiuste” le parole pronunciate dal procuratore nel giorno dell’abbattimento del palazzo.

Le dimissioni e l’attacco alle parole del procuratore

Il sindaco ha spiegato che le sue dimissioni non sono nate da calcoli politici o dalla volontà di sottrarsi a verifiche, ma dalla convinzione che in quella occasione sia stata colpita non solo l’amministrazione comunale, ma l’intera città. Secondo Cuccurullo, parlare in termini generalizzati di infiltrazioni e condizionamenti nel giorno simbolo del riscatto cittadino ha finito per “marchiare” Torre Annunziata davanti all’opinione pubblica nazionale.

Nel discorso il primo cittadino ha più volte sottolineato un concetto: eventuali responsabilità devono essere accertate individualmente e nelle sedi competenti, senza trasformare il sospetto in una condanna collettiva. “Le responsabilità sono dei singoli e non possono essere distribuite indistintamente”, ha affermato, sostenendo che la legalità non possa tradursi nella delegittimazione di un’intera comunità.

“Mai condizionamenti mafiosi”

Cuccurullo ha poi respinto con decisione qualsiasi ipotesi di vicinanza o condizionamento mafioso. “Non ho mai subito condizionamenti di tipo mafioso”, ha dichiarato, rivendicando la propria autonomia personale e politica. Ha ricordato inoltre di essersi dimesso proprio per dimostrare di non essere “attaccato alla poltrona”.

Gran parte dell’intervento si è concentrata sul tema del garantismo e dell’equilibrio tra lotta alla criminalità e tutela delle istituzioni democratiche. Il sindaco ha richiamato figure storiche come Leonardo Sciascia, Marco Pannella e il dibattito nato dopo il caso Tortora, sostenendo che oggi il garantismo venga spesso dimenticato quando il bersaglio è politico o istituzionale.

L'attaccao al Pd locale e le accuse ai consiglieri dimissionari

Cuccurullo ha inoltre aperto un duro fronte politico interno al centrosinistra e al Partito Democratico locale, accusando una parte della classe dirigente cittadina di aver contribuito a delegittimare la sua amministrazione fin dall’inizio del mandato.

Nel suo intervento ha criticato apertamente anche la scelta di alcuni consiglieri comunali di dimettersi dopo l’esplosione della vicenda istituzionale. “Alcuni consiglieri si sono dimessi, e lo dico senza eufemismi: non è stato un atto di coerenza politica, è il tentativo di strumentalizzare la situazione”, ha affermato.

Secondo Cuccurullo, “si sono rafforzate, intorno e dentro la maggioranza, le voci che da sempre vivono di delegittimazione”. Il sindaco dimissionario ha parlato inoltre del ritorno di “una vecchia classe politica, tornata a galla al momento giusto, contro un’amministrazione che stava cambiando troppe cose, troppo in fretta”, aggiungendo: “Non è una lamentela: è un dato di fatto”.

Le accuse alla macchina amministrativa

Il sindaco dimissionario ha anche denunciato resistenze burocratiche interne al Comune, sostenendo che parte della macchina amministrativa avrebbe rallentato o ostacolato l’attuazione degli indirizzi politici della giunta. Secondo Cuccurullo, questo clima si sarebbe intrecciato con una campagna esterna di delegittimazione politica e mediatica.

“La città non può essere ridotta alle sue ombre”

Nel passaggio finale del discorso, Cuccurullo ha ribadito che la sua battaglia non è contro la magistratura né contro il contrasto alla criminalità organizzata, ma contro il rischio che territori complessi vengano raccontati esclusivamente attraverso le proprie ombre.

“Torre Annunziata è storia, cultura, mare, lavoro. Non può essere descritta soltanto come città di camorra”, ha detto, sostenendo che una narrazione esclusivamente criminale rischia di produrre isolamento, sfiducia e arretramento civile.

Infine, il sindaco ha confermato la disponibilità al confronto istituzionale e pubblico, assicurando che continuerà a difendere l’immagine della città “con rispetto e correttezza istituzionale”, ma senza lasciare cadere una vicenda che, a suo dire, riguarda “la salute della democrazia” e il rapporto tra legalità, sviluppo ed equilibrio tra i poteri dello Stato.

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