Si chiude ufficialmente il cosiddetto “Pandoro-Gate”: Chiara Ferragni è stata prosciolta dalle accuse di truffa aggravata legate ai casi del pandoro Balocco Pink Christmas e delle uova di Pasqua Dolci Preziosi. Con lei sono stati prosciolti anche gli altri due imputati coinvolti nell’inchiesta.
«Sono molto felice, è finito un incubo», ha dichiarato l’imprenditrice digitale all’uscita dall’aula. «Ringrazio i miei avvocati e i miei follower che per due anni mi hanno sostenuta». Ferragni era difesa dagli avvocati Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana.
Perché il giudice ha disposto il proscioglimento
La decisione del giudice si basa su una questione tecnica ma decisiva: la mancata applicazione dell’aggravante della “minorata difesa” nei confronti degli utenti online, contestata inizialmente dalla Procura.
Questa aggravante era fondamentale perché rendeva il reato procedibile d’ufficio, cioè perseguibile anche senza querela. Il giudice non l’ha riconosciuta e ha quindi riqualificato il reato in truffa “semplice”.
A quel punto è scattata l’estinzione del reato, poiché Codacons e Associazione Utenti Servizi Radiotelevisivi avevano ritirato la querela circa un anno fa, dopo aver raggiunto un accordo risarcitorio con l’influencer.
In sintesi: caduta l’aggravante, il procedimento non poteva più proseguire.
Le accuse: i prodotti e i presunti profitti
Secondo l’accusa, Chiara Ferragni avrebbe promosso la vendita dei due prodotti lasciando intendere che parte del ricavato fosse destinato a progetti di beneficenza, mentre il prezzo di vendita non includeva tali donazioni.
Le indagini del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza stimavano presunti profitti indebiti per circa 2,2 milioni di euro, maturati tra il 2021 e il 2022.
Per l’imprenditrice, l’aggiunto Eugenio Fusco e il pm Cristian Barilli avevano chiesto una condanna a un anno e otto mesi di reclusione, senza attenuanti.
Il ruolo degli altri imputati
Insieme a Ferragni erano imputati:
- Fabio Maria Damato, ex collaboratore dell’influencer (richiesta di condanna: un anno e otto mesi)
- Francesco Cannillo, presidente di Cerealitalia (richiesta di condanna: un anno)
Secondo l’accusa, Ferragni e Damato avrebbero avuto un “ruolo preminente” nelle campagne commerciali, sfruttando la fiducia dei circa 30 milioni di follower dell’influencer.
Anche Damato e Cannillo sono stati prosciolti.
La linea difensiva di Chiara Ferragni
Fin dall’inizio, Chiara Ferragni ha sempre respinto le accuse, sostenendo che si sia trattato al massimo di un caso di pubblicità ingannevole, dovuto a errori di comunicazione e non a una truffa penale.
Sul piano amministrativo, l’imprenditrice ha già chiuso il contenzioso, versando risarcimenti e donazioni per circa 3,4 milioni di euro.
Secondo la difesa non c’è stato dolo, cioè volontà di ingannare i consumatori, e non si è verificata alcuna truffa dal punto di vista oggettivo.