A cura di Massimo Corcione*

Finalmente l’hanno scoperta tutti, in Italia: Irma Testa in pochi giorni ha totalizzato tante presenze in tv, quante quasi tutti i colleghi pugili non riescono a collezionare neppure in una carriera intera. Andrà all’Olimpiade, prima italiana a competere per una medaglia nella boxe. Una storia (e non una favola) la sua, scritta riga su riga con fatica e volontà. Volontà di centrare l’obiettivo che è andato materializzandosi match dopo match, allenamento dopo allenamento; con i consigli di Lucio e Biagio Zurlo, molto più che semplici maestri: le loro parole sono servite a gestire training psicologico e tecnico, un metodo che finora ha dato frutti straordinari.

Un racconto senza retorica, e per il pugilato è una splendida eccezione: Irma, come prima era accaduto alla sorella, non ha dovuto fuggire da nessun Bronx, non c’è stato un riscatto sociale da inseguire, ma solo una curiosità da appagare: capire fin dove sarebbe arrivata, fin quando si sarebbe divertita a tirar pugni, a un sacco o a un’altra ragazza. Un’avversaria, non una nemica, come t’insegnano in palestra. E anche questa verità non è retorica. È partita da Torre Annunziata, e il dettaglio inorgoglisce tutti: è una di noi, ma i meriti sono tutti suoi e di chi ha creduto in lei; noi, la sua città, siamo solo beneficiari indiretti della popolarità positiva che comunque porta con le sue vittorie. Non abbiamo alcun titolo per vantarci, anche se essere vissuti qui aiuta a crescere, rafforza, potenzia. E non è solo questione di muscoli. 

Domenica Sportiva, addirittura Tg1, poi anche Sky Sport: Irma è entrata da primattrice nei santuari del giornalismo sportivo televisivo, conquistando tutti, anche quelli che non l’hanno mai vista combattere. Faccia d’angelo, ma carattere deciso, tosto: sintesi perfetta per descrivere una che non vuole perdere mai, sul ring della vita. Ma il vero spettacolo comincia quando la vedi in guantoni e casco: sembra che danzi, non che provi a colpire qualcuna. Ha la grazia dei grandi uomini del pugilato, come Cassius Clay o Ray Sugar Leonard o Patrizio Oliva, conservando una femminilità che ammalia. La differenza è tutta qui, come nelle parole che usa: meditate, sempre appropriate; non è scontato per una ragazza che sta per affrontare gli esami più importanti della sua vita. Come studentessa e come atleta. Prova di maturità a scuola, prove di podio nell’arena che ospiterà il torneo olimpico.

Sarà per questo che non a caso ha citato Fedor Dostojewski, non per Delitto e Castigo (speriamo) ma per il giocatore. Anche se c’è poco azzardo nel prevedere per lei un ricchissimo futuro. Deve solo scegliere che cosa fare: la poliziotta d’assalto, come ha scritto il Corriere della Sera, o un posto in televisione, come viene da pronosticare in base alla mia esperienza. La libertà di poter decidere il proprio avvenire è il massimo della liberta che può essere concessa. 

Nella mente non c’è spazio che per un pensiero, da coltivare come il più bello dei sogni, con gioia e senza ossessione. È alla vigilia dell’appuntamento che potrà cambiarle la vita. In agosto, a Rio: viviamo già l’attesa, un rito collettivo cadenzato dalle sue apparizioni, dalle notizie che la riguardano. Ma Irma non appartiene più solo a noi, a Torre Annunziata. L’ha adottata l’Italia, nel suo nome s’è unificato un Paese sempre diviso. E’ la prima medaglia, aspettando l’altra… 

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