A cura di Massimo Corcione*

Il cartello virtuale era pronto per essere esposto: “Per la Champions del futuro cantiere già aperto”, quando Lorenzo Insigne ha ribadito la sua natura di elemento decisivo, cioè quello che solo in Nazionale non gli è stato consentito di dimostrare. E per il Napoli è stata un’altra partita, contrassegnata dai gol di Zielinski e Mertens. Di lavori in corso nessuno parlerà, c’è da celebrare un nuovo trionfo, la riaffermazione della forza dell’Idea realizzata con passione e unità d’intenti.

È proprio un’altra stagione, non paragonabile a nessuna storia del passato, neppure dell’era maradoniana. Quelle erano favole con un principe azzurro che dominava su tutti, ora in campo va una cooperativa del talento, dove applicazione e concentrazione sono i pilastri su cui tutto poggia e si fondano tutti i progetti di gloria. Era indispensabile cancellare l’unica macchia di un’annata strepitosa: la sconfitta con lo Shakthar, in Ucraina, la più imprevedibile delle disfatte. Almeno la rivincita è stata ottenuta, anche se la qualificazione alla fase successiva resta legata alla vittoria che il Manchester City deve portare a casa dalla trasferta che chiuderà il girone iniziale. C’è ancora un tunnel da superare (la definizione è di Sarri), stavolta non fa paura.

Ma, al di là dei calcoli aritmetici, il Napoli inseguiva altre certezze: doveva dimostrare (ancora una volta) di aver raggiunto una maturità che legittima le aspirazioni quest’anno finalmente non più nascoste. La partita con lo Shakthar è servita pienamente a raggiungere lo scopo, si temeva molto per l’assenza di Koulibaly, alla fine della partita nessuno ha fatto cenno alla defezione e il particolare è stato particolarmente rassicurante.

Insigne, etichettato ufficialmente come fuoriclasse, resta l’unico del quale non si può fare a meno. E l’eccezione serve soprattutto a ribadire le distanze che separano il Napoli e la fatica occorsa per costruire un meccanismo tanto perfetto dall'approssimazione che ha reso l’Italia una inguaribile malata costretta, sessant'anni dopo, a saltare un’edizione della Coppa del Mondo. Basta chiacchiere, si torna in laboratorio. A provare e riprovare le scene di un film che in città mai nessuno ha girato. Alla “prima” ricordatevi di invitare Ventura e Tavecchio: quel modello impossibile da imitare ha rovinato la loro vita per sempre.

*già direttore di Sky Sport

(foto Salvatore Gallo Foto & Fatti)

 

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