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Champions, celebriamo un altro trionfo del Napoli

Champions, celebriamo un altro trionfo del Napoli

La squadra di Sarri dimostra ancora una volta di essere matura foto

(2 minuti di lettura)

Il cartello virtuale era pronto per essere esposto: “Per la Champions del futuro cantiere già aperto”, quando Lorenzo Insigne ha ribadito la sua natura di elemento decisivo, cioè quello che solo in Nazionale non gli è stato consentito di dimostrare. E per il Napoli è stata un’altra partita, contrassegnata dai gol di Zielinski e Mertens. Di lavori in corso nessuno parlerà, c’è da celebrare un nuovo trionfo, la riaffermazione della forza dell’Idea realizzata con passione e unità d’intenti.

È proprio un’altra stagione, non paragonabile a nessuna storia del passato, neppure dell’era maradoniana. Quelle erano favole con un principe azzurro che dominava su tutti, ora in campo va una cooperativa del talento, dove applicazione e concentrazione sono i pilastri su cui tutto poggia e si fondano tutti i progetti di gloria. Era indispensabile cancellare l’unica macchia di un’annata strepitosa: la sconfitta con lo Shakthar, in Ucraina, la più imprevedibile delle disfatte. Almeno la rivincita è stata ottenuta, anche se la qualificazione alla fase successiva resta legata alla vittoria che il Manchester City deve portare a casa dalla trasferta che chiuderà il girone iniziale. C’è ancora un tunnel da superare (la definizione è di Sarri), stavolta non fa paura.

Ma, al di là dei calcoli aritmetici, il Napoli inseguiva altre certezze: doveva dimostrare (ancora una volta) di aver raggiunto una maturità che legittima le aspirazioni quest’anno finalmente non più nascoste. La partita con lo Shakthar è servita pienamente a raggiungere lo scopo, si temeva molto per l’assenza di Koulibaly, alla fine della partita nessuno ha fatto cenno alla defezione e il particolare è stato particolarmente rassicurante.

Insigne, etichettato ufficialmente come fuoriclasse, resta l’unico del quale non si può fare a meno. E l’eccezione serve soprattutto a ribadire le distanze che separano il Napoli e la fatica occorsa per costruire un meccanismo tanto perfetto dall'approssimazione che ha reso l’Italia una inguaribile malata costretta, sessant'anni dopo, a saltare un’edizione della Coppa del Mondo. Basta chiacchiere, si torna in laboratorio. A provare e riprovare le scene di un film che in città mai nessuno ha girato. Alla “prima” ricordatevi di invitare Ventura e Tavecchio: quel modello impossibile da imitare ha rovinato la loro vita per sempre.

*già direttore di Sky Sport

(foto Salvatore Gallo Foto & Fatti)

 

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