A cura di Massimo Corcione*

Una settimana parlando di tutto, meno che della partita: questa è stata la vigilia di campionato che ha preceduto anche Napoli-Bologna, sfida che si gioca già sapendo che cosa ha fatto la Juventus contro il Chievo a Verona. Ha vinto e, almeno per qualche ora, Allegri ha scavalcato Sarri in un’alternanza che farà la storia di questa stagione.

È l’unica cosa certa, compresa la coda delle polemiche seguita all’anticipo: Cacciatore, torinese di nascita, fa il gesto delle manette mentre esce dal campo, e sapete di dov’è l’arbitro? Maresca di Napoli, praticamente un insospettabile. Un triste spettacolo di rara inutilità, siamo al veleno dispensato a piene mani, senza passare per il cervello. Ho trascorso la sera del sabato ciondolando stancamente per il mare dei social: ho letto obiezioni, critiche, insulti rivolti anche a Gigi Buffon, colpevole di compiere quaranta anni e di ricevere attestati di augurio dall'intero mondo del calcio, superando gli aridi confini nazionali. Onorare un campione può essere un comportamento scandaloso? Dico che quest’atmosfera genera le peggiori condizioni per la rinascita verso cui puntiamo noi italiani. E portare a esempio il comportamento di chi governa il pallone non aiuta. Meglio affidarsi ai messaggi consegnati dai bambini al portiere più forte che l’Italia abbia mai avuto finora: lasciano aperta la porta a un futuro migliore.

Perché quest’aria mefitica non fa bene a nessuno, neppure al Napoli che in campo è sempre fenomenale. Resta ancora da disegnare tutto il resto, siamo appena ai contorni di un’annata che sarà memorabile per quello che ha detto finora e per quello che potrà ancora dire. È stato il dettaglio meno esplorato, la verità meno ricercata, mentre conosciamo le piccole e grandi bugie che si sono raccontati i Signori del Mercato, i protagonisti designati fino al 31 gennaio, giorno di chiusura per trattative che mai sono state tanto chiacchierate e poco sostanziose.

In campo a Napoli ci sarà il primattore che ha avuto paura di diventare comparsa se avesse accettato il trasferimento nella formazione di Sarri: Simone Verdi il suo no non l’ha mai spiegato chiaramente così, ma oggi ne conoscerà meglio le conseguenze sonore possibili. Qualcosa di simile accadde a Paolino Rossi quando era un giocatore del Perugia: tutto lo stadio napoletano gli riservò un’accoglienza molto poco familiare dopo un rifiuto che oggi ricordano solo i cinquantenni. Anche Pablito ritorna con molto poco piacere a quel pomeriggio che deve avergli turbato anche il sonno nelle notti che seguirono quel maledetto incontro. Nessuno può conoscere in anticipo quale sarà la reazione di Verdi, che al San Paolo scende con la maglia del Bologna, consola invece vedere negli occhi di Politano la gioia di chi si sente gratificato dall’interesse di una grande squadra ad averlo nella propria rosa. Meglio ancora se oggi il primo posto in classifica dovesse essere subito riconquistato: ecco perché al Napoli conta solo vincere, con gioia.

*già direttore di Sky Sport