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Napoli, una squadra costretta a vincere, sempre. Questo è il suo destino

Napoli, una squadra costretta a vincere, sempre. Questo è il suo destino

Gli azzurri incontrano al San Paolo la Lazio del torrese Ciro Immobile, capocannoniere di serie A

(2 minuti di lettura)

Napoli-Lazio non sarà mai una partita come le altre. Non potrà esserlo questa sera: il pareggio servirebbe poco a entrambe, soprattutto dopo la vittoria della Juventus a Firenze. Tocca vincere, sempre, questo il destino, o forse il segreto, del Napoli. Che, nei precedenti con la Lazio, legge segnali confortanti. Possono essere ricordi lontani come la prima volta di oj vita, oj vita mia, cantata per festeggiare un’impresa allo stadio Olimpico. Era un Napoli post-sessantotto, rivoluzionario almeno quanto questo, in panchina c’era Luis Vinicio, un ideologo che al calcio vero aveva giocato, cullando il sogno allora impossibile con la maglia azzurra e soffrendo come si può solo in provincia, a Vicenza. Prima dell’era Maradona fu la gestione che portò tutti il più vicino possibile alla meta. Un giorno a Roma successe che i tifosi intonarono una canzone che qui è un testo sacro. La cantarono quasi fosse l’inno ufficiale della squadra, mentre era la colonna sonora della storia di un popolo. Un grande giornalista Riccardo Cassero, straordinario allenatore di talenti, fermò quel momento con un titolo, le note stampate per sigillare un fenomeno popolare. Oggi è giusto ripescare nella memoria e riconsegnare meriti mai sufficientemente celebrati.

Napoli-Lazio non sarà mai una sfida banale. Non lo fu neppure il 20 settembre 2015, praticamente ieri. Lo ha ricordato il Napolista, dichiaratamente di parte, ma sempre efficace nel controcanto. Quel Napoli-Lazio 5-0 consegnò Sarri e la sua squadra al futuro, una segnalazione impossibile da trascurare. Da allora sono cambiate soprattutto le cifre. E oggi, centesima di Sarri, fa bene ricordarlo: su 99 partite 70 vittorie, numeri da campioni. Quella, contro la Lazio, fu il successo numero 1 in serie A, una settimana dopo arrivò un esaltante 2-1 con la Juventus, poi un 4-0 conquistato a San Siro con il Milan: una serie esaltante, anzi indimenticabile.

E nessuno dimentica, anche lo scetticismo degli altri, di chi in quei primi giorni proprio non credeva che la furia monomaniacale di un allenatore che non aveva mai conosciuto i grandi teatri potesse cambiare la faccia al calcio italiano. Ora è tutto diverso, perfino Allegri decanta la grande bellezza del favoloso mondo napoletano. Associare il bello al pallone è stata la vera rivoluzione di Sarri, il piccolo grande trucco che ti fa superare lo sconforto per il nuovo infortunio di Ghoulam. Tornerà ad allenarsi tra un mese, quando tutto sarà più chiaro, quando il progetto sarà meglio definito. Un altro motivo per continuare a vincere, contro la Lazio e contro chiunque. Anche contro Immobile, l’eterno rimpianto, il centravanti che segna quanto nessun italiano e pure più di Higuain. Ma non gioca per il Napoli.

*Già direttore di Sky Sport

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