A cura di Massimo Corcione*

Che domenica sarà? Un pomeriggio speciale, comunque vada a finire. E le emozioni potrebbero arrivare ben oltre la fine delle partite. Ieri sera è stata vissuta una splendida illusione, Verdi ha anche provato a farsi perdonare dai napoletani il gran rifiuto di gennaio, trasformando il calcio di rigore che avrebbe potuto dare la vittoria al Bologna sulla Juve. Sarebbe stato il colpo di scena che avrebbe reso la nostra serie A ancora più unica. L’aritmetica ancora concede speranze al Napoli, ma sarà indispensabile vincere la resistenza del Torino. Quasi un paradosso: solo una vittoria del Torino può dare lo scudetto alla Juventus, e sulla panchina degli avversari oggi al San Paolo siederà Walter Mazzarri, l’allenatore che per primo ha riportato il Napoli lassù dove mancava dai tempi di Maradona.

Così, questa domenica a Mazzarri sembrerà di entrare in una macchina del tempo: cinque anni fa - maggio 2013 - fu lui il protagonista di un addio soffertissimo al San Paolo, il presidente De Laurentiis tentò anche l’ultima carta con l’offerta irrinunciabile presentata fuori tempo massimo. Una stagione straordinaria, chiusa con il secondo posto in classifica, finì con il divorzio e il trasferimento di Mazzarri all’Inter, la terra promessa dove le promesse sfiorirono e la delusione divenne esonero un anno e poche partite più tardi. Chi sa se a Mazzarri in questa ultima settimana, dominata dalle parole di De Laurentiis e dai silenzi di Sarri, sia venuta almeno la tentazione di raccontare il tormento di quelle ore e magari anche la voglia di consegnare qualche consiglio.

Forse sarebbe stato solo un esercizio inutile: gli amori, nel calcio come nel cinema, per definizione sono sempre esagerati, passioni incontenibili che non possono non concludersi con separazioni dure, senza mediazioni. De Laurentiis ha pubblicamente definito Sarri un genio, ma gli ha attribuito pure la responsabilità per essere arrivato a fine stagione con una squadra stanca, dove i titolarissimi hanno esaurito le energie e le alternative non sono mai state collaudate.

È questa la ragione che ha impedito al Napoli di chiudere in testa la lunga volata con la Juve. Più di tutto il resto, più del VAR. Dichiarazioni che suonano come un congedo anticipato: il distacco così diventa quasi inevitabile, sempre condizionato al pagamento di quella clausola onerosa per restituire libertà di firma con altre squadre. Dopo la fuga di Mazzarri, dopo la separazione consensuale con Benitez, siamo alla terza avventura che finisce senza sorriso. Ecco, ora occorre la risposta dell’allenatore: un pensiero chiaro, definitivo. Con Mazzarri spettatore aggiunto (e sconfitto). Perché il campionato, nonostante tutto, ancora continua.

(Già direttore di Sky Sport)