A cura di Domenico Salvatore

La Terra dei Fuochi, i pericoli per la salute provocati dai tumori, il “nesso causale”. Di chi è la responsabilità di questo scempio? Perché è così difficile condannare chi inquina? Domande a cui l’oncologo Antonio Giordano e il giornalista Sky Paolo Chiariello hanno cercato di rispondere nel loro libro “Monnezza di Stato”, presentato nell’Aula "Giancarlo Siani" del Tribunale di Torre Annunziata.

Inizia Gennaro Torrese, presidente dell'Ordine degli Avvocati del Foro oplontino. «Avere a cuore l’ambiente porta anche benefici economici. Si parla del termine “Biocidio”, coniato proprio per descrivere lo scempio della Terra dei Fuochi. In aula è presente anche una tela dell’artista Antonio Carotenuto. La maschera rossa rappresenta la disperazione del popolo che ormai non ne può più, lo sfondo ha il colore della terra bruciata».

L’oncologo Antonio Giordano spiega nel dettaglio come l’ambiente influisce sul nostro corpo e come i materiali nocivi agiscono. Attraverso le slides proiettate in aula, il professore llustra la definizione di “nesso causale”: «E' la relazione che lega in senso naturalistico un fatto e l’evento che ne è diretta conseguenza. Cruciale nel Codice Penale nell’esigenza di stabilire un iter lineare per associare una responsabilità ad un reato». Concludendo, Giordano afferma che «chi si ammala di tumore, riceve una malattia senza reale colpevole perché i tumori si sviluppano dopo 10, 20, 30 anni, e quindi è difficile capire di chi è la responsabilità». Infine denuncia della mancata collaborazione tra giurista e medico parlando del caso “Eternit” (sentenza Franzese), il tutto raccontato nel libro “Monnezza di Stato”.

L’avvocato Roberto Azzurro introduce poi il giudice Andrea Penta e il magistrato Giovanna De Meo.

Andrea Penta analizza, in un lungo intervento, i vari modi che si possono usare per far valere il diritto del cittadino, le discordanze tra la legislazione interna e quella comunitaria, il criterio probabilistico e come lo Stato debba intervenire. Conclude dicendo che bisognerebbe avere un po' più di coraggio nelle decisioni.

«Chi può deve lottare per la tutela del proprio territorio», interviene l’avvocato Maria Stanziano. «Oggi vale più un patema d’animo che la morte».

A seguire, Paolo Chiariello sostiene che «lo Stato spesso è andato a braccetto con le organizzazioni mafiose, il titolo del libro fotografa la situazione di oggi». Conclude ricordando a tutti che la vera casa di ognuno di noi è la Terra che noi stiamo distruggendo.

L’ultimo a prendere la parola è stato padre Maurizio Patriciello. Con in mano un Rosario, armato di carisma, rabbia e indignazione, scuote i presenti con le sue parole. Il sacerdote di Caivano parla della situazione difficile che si vive in quelle terre, di come i veleni stiano facendo soffrire tantissime persone. Racconta dell’ipocrisia che c’è tra chi deve tutelare il popolo e chi tutela se stesso. A seguire, legge qualche frase dal “Laudato sii”, l’enciclica di Papa Francesco, di cui una diceva: «La società, attraverso organismi non governativi e associazioni intermedie, deve obbligare i governi a sviluppare normative, procedure e controlli più rigorosi. Se i cittadini non controllano il potere politico – nazionale, regionale e municipale – neppure è possibile un contrasto dei danni ambientali».

Don Maurizio si è poi rivolto a tutti gli avvocati, giudici e magistrati presenti in aula, chiedendo di unirsi come “società” per fare qualcosa di significativo per far evolvere la legislazione vigente sul tema dell'inquinamento ambientale, affinché il “nesso di causalità” si possa applicare sin da subito. Al termine del suo intervento, tutti i presenti gli hanno riservato un lungo applauso alzandosi in piedi.

Tra i tanti presenti all'incontro, promosso dalle associazioni IN OLTRE e "Nicola Di Prisco", vi erano anche il procuratore capo di Avellino Rosario D’Antelmo, il sindaco Giosuè Starita e l'ex magistrato Michele Del Gaudio.

(nella foto da sinistra, Anna Brancaccio dell'associazione 'IN OLTRE',  l'oncologo Antonio Giordano, don Maurizio Patriciello, il giornalista Sky Paolo Chiariello, i magistrati Andrea Penta e Giovanna De Meo)