A cura di Domenico Salvatore

Misericordia, compassione, empatia, identificazione, ridefinire il volto di Dio. Sono i temi affrontati da Don Tonino Palmese, Salesiano membro di Libera (associazioni, nomi e numeri contro le mafie), al teatro Don Bosco dei Salesiani di Torre Annunziata in occasione dell'anno della Misericordia e della vicina festa di Don Bosco (che si terrà il prossimo 31 gennaio).

Introduce Don Antonio Carbone (direttore della Casa Salesiana di Torre Annunziata e parroco della Chiesa di S. Maria del Carmelo di via Cavour). «Dobbiamo costruire, non solo lamentandoci, ma anche agendo», ha detto Don Antonio. In seguito mostra i video registrati con la RAI riguardanti le storie di due ragazzi legati all’esperienza di Don Bosco: Nando, che ha ritrovato la felicità dopo essere stato in galera, e Alanin, fuggito dalla sua terra e che ora vive e lavora a Torre Annunziata.

È poi il momento di Don Tonino Palmese: «E' la gratitudine che mi spinge ad essere qui». Inizia parlando della misericordia, come sentimento di empatia, di compassione. «La misericordia è l’espressione che risponde alla domanda “E tu da che parte stai?», dice. Facendo l’esempio di una messa che ha celebrato mettendo come sfondo l’immagine del bambino naufragato deceduto sulle rive della Grecia. «Basta col commuoversi, ci dobbiamo muovere».

Prosegue leggendo alcuni versi dell’“Evangelii Gaudium: L'insegnamento della Chiesa sulle questioni sociali”. «Il compito dell’evangelizzazione implica ed esige una promozione integrale di ogni essere umano. Non si può più affermare che la religione deve limitarsi all’ambito privato e che esiste solo per preparare le anime per il cielo. Sappiamo che Dio desidera la felicità dei suoi figli anche su questa terra, benché siano chiamati alla pienezza eterna, perché Egli ha creato tutte le cose perché possiamo goderne (1 Tm 6,17), perché tutti possano goderne. Ne deriva che la conversione cristiana esige di riconsiderare specialmente tutto ciò che concerne l’ordine sociale ed il conseguimento del bene comune».

Continua spiegando l’identificazione in Dio e quindi nella misericordia, citando il verso del vangelo di Luca 6,36: «Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro», e sottolineando l’importanza dell’avverbio “come”, che esprime proprio l’identificazione con Dio. Cita anche il libro di Jean-Paul Sartre. «Beata Maria perché può dire “Dio assomiglia a me”».

«Per un mondo migliore - continua Don Tonino - bisogna agire compassionevolmente, per andare in cielo bisogna restituire la dignità a chi ne è stato spogliato».

Nel’ultima parte del suo discorso parla del volto di Dio, dei suoi tre modi di essere: Dio è vulnerabile (prova il freddo, la fame, la sete, ecc..); Dio è debole (cade sotto il peso della croce); Dio è empatico (si mette nei panni degli altri).

Infine, concludendo afferma che «il volto di Dio determina la possibilità di essere misericordiosi, con l’empatia totale possiamo essere come lui».

(Nella foto, da sinistra: Don Antonio Carbone e Don Tonino Palmese)