A cura della Redazione

All’inizio del nuovo millennio, la crisi industriale che aveva colpito Torre Annunziata da oltre ventennio sembrava quasi completamente superata. Gli insediamenti dei cantieri navali Aprea-Ferretti, Gagliotta, Air Naval, Peninsula Navis, Nisida Yachting, Alcina (società di arredamenti interni per le navi), oltre alla multinazionale Metecno (produttrice di pannelli coibentati), alla Metalfer, alla Florinvest, alla Catwok (fabbrica di lavorazioni meccaniche), avevano illuso un po’ tutti che il peggio era ormai alle spalle e che per Torre Annunziata si aprivano nuove prospettive per i tanti giovani disoccupati del territorio. 

L’individuazione della cantieristica navale come tipologia di industria da insediarsi sulla fascia costiera sembrava quella giusta, vista la vicinanza con il mare. Non furono molti i posti di lavoro creati. Nella maggior parte dei casi ci fu la ricollocazione dei lavoratori espulsi dai precendenti cicli produttivi. Ma l’ottimismo regnava sovrano, la strada intrapresa sembrava quella giusta. 

Purtroppo i primi segnali di un ritorno al passato si ebbero prima con il fallimento della Metalfer e poi con la vendita della Metecno, che dismise la produzione dopo appena cinque anni dal suo insediamento. Al suo posto si insediò un altro cantiere nautico Arcadia Yachts dell’imprenditore Ugo Pellegrini, che non assunse nessuno dei 32 lavoratori della Metecno. A questi si aggiunsero gli 84 cassintegrati della Metalfer, il cui capannone industriale venne acquistato successivamente dalla Tess.

La grave crisi economica iniziata nel 2007 ha fatto il resto. Uno alla volta chiudono quasi tutti i cantieri nautici, i cui capannoni vengono utilizzati per il rimessaggio di grosse imbarcazioni. 

A distanza di quasi venti anni dall’inizio della reindustrializzazione nell’area ex Dalmine-Deriver una domanda sorge spontanea: “Le cose sarebbero andate diversamente se  in quegli anni si fosse optato per uno sviluppo turistico anziché industriale?”.

Risposta non semplice data anche la vicinanza dell’area alla foce del fiume Sarno, con un mare ancora oggi sporco e non balneabile. Ma una cosa è certa: Torre Annunziata ha tutte le carte in regola per poter puntare sullo sviluppo turistico del territorio, visto il ricco patrimonio archeologico e culturale che vanta la città, ed un porto di dimensioni inferiori solo a Napoli e Salerno in Campania. Senza contare la dolcezza del clima e la bellezza del suo litorale. 

Già da qualche anno qualche tiepido passo si è iniziato a fare con la cosiddetta movida oplontina durante il periodo estivo. Migliaia di giovani frequentano i Lidi nelle ore serali e notturne, attratti dalla qualità dei servizi offerti dai gestori degli stabilimenti balneari.  
E’ proprio di questi giorni, inoltre, l’iniziativa intrapresa dall’Amministrazione comunale di avviare un dialogo con gli imprenditori turistici, del commercio e culturali per creare le migliori condizioni per un rilancio e un miglioramento del turismo e della vivibilità cittadina.
All’incontro erano presenti, tra gli altri, Aldo Avvisati dell’Arev, Paolo Esposito del sindacato provinciale Silt (trasporti), i rappresentanti degli stabilimenti balneari Nettuno, Lido Azzurro, Rena Nera, di Villa Tiberiade, Giacomo Borriello della Confesercenti, Angelo Casillo della Confcommercio.

«Si sono create dinamiche positive - ha dichiarato il sindaco Giosuè Starita -. Il flusso turistico nel nostro territorio sta aumentando. Il trinomio scavi-mostra-mare sta funzionando, e la percezione della nostra città all’esterno sta finalmente cambiando. Torre Annunziata oggi nell’immaginario collettivo evoca archeologia, mare, tempo libero. Abbiamo avviato questo dialogo con gli operatori per rafforzare sempre di più questa percezione positiva, migliorando il migliorabile e, soprattutto, raccogliendo le loro istanze per fornire servizi sempre più mirati ed efficienti. A partire dalle criticità, che pure ci sono, dobbiamo immaginare percorsi di crescita, riflettendo sulle opportunità, e mettendo in piedi un discorso complessivo. La sfida - ha concluso Starita - è far venire a Torre quante più persone possibile, e farle restare a lungo».

Una delle maggiori evidenze della ripresa turistica della città è la cosiddetta ‘movida’ serale estiva: sono circa 20 mila le persone che le sere d’estate popolano la villa comunale e i lidi del litorale. Un flusso che, come hanno richiesto gli operatori, va disciplinato e gestito meglio, soprattutto in termini di traffico e sicurezza.

«La nostra città ha enormi potenzialità - ribadisce l’assessore alla Cultura Imma Alfano - e dobbiamo intervenire sulle mancanze, raccogliendo suggerimenti dagli operatori, i nostri principali interlocutori. Per questo il dialogo con loro sarà continuo e costante. Per quanto ci riguarda, abbiamo in cantiere la realizzazione di una "App" che racchiuderà tutto quanto fa turismo, accoglienza e cultura nella nostra città, e stiamo anche lavorando alla creazione di un brand dedicato».

Sicurezza, traffico, parcheggi e una segnaletica più efficace sono i principali temi che sono emersi dal confronto, e sui quali l’Amministrazione nei prossimi giorni valuterà i possibili interventi.

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