A cura di Domenico Gagliardi

Migliaia di persone hanno dato l'ultimo saluto a Giulio Coppola, il 26enne di Torre Annunziata morto a seguito di un incidente stradale avvenuto tra venerdì e sabato scorsi in via Campanariello a Torre del Greco. La Basilica della Madonna della Neve, dove si sono celebrate le esequie officiate da mons. Raffaele Russo, era colma in ogni ordine di posto. Tanti quelli che hanno assistito dall'esterno ai funerali.

Davanti all'altare, proprio ai piedi della Sacra Icona della Vergine Bruna, la bara bianca circondata da papà Fulvio, mamma Nunzia e dalla sorella Tonia. Insieme a loro, la fidanzata di Giulio, Rosa. Stavano insieme da otto anni. Un dolore straziante, il loro, ma allo stesso tempo composto e dignitoso. Così come quello di amici e parenti o semplici cittadini che hanno assistito alla funzione religiosa. Tanta emozione e commozione per una tragedia che ha scosso la comunità oplontina.

Nella chiesa, davanti a tutti, c'erano gli amici di Giulio, che chiamavano "Bruce". Indossavano tutti una maglia bianca: sul petto la foto del ragazzo; sul dorso, impressa sulla shirt, la scritta: "Il tuo ricordo è l'unico Paradiso dal quale nessuno potrà mai allontanarci". Fuori, in piazza Giovanni XXIII della Pace, uno striscione: "Torre piange un altro figlio. Ciao Giulio". In suo ricordo, anche una semplice scritta su un lenzuolo: "Ciao Bruce", apposta dinanzi al bar dove era solito andare ed incontrarsi con gli amici.

Mons. Russo, sull'altare, stenta a trattenere le lacrime: «Se piango non porto a termine la Messa», ha detto con la voce rotta dall'emozione. Poi la sua omelia: «Giulio era un ragazzo buono e vivace, come è normale che sia alla sua età. E' difficile accettare che un giovane di 26 anni, con tanti sogni e con il futuro davanti a sé, abbia lasciato il mondo terreno. Adesso non possiamo fare altro che rimanere in silenzio dinanzi a questo dolore. Non comprenderemo mai il perché ci è stato portato via. Ma nella fede c'è la risposta. La morte non è altro che la penultima tappa di un viaggio più importante, quello che ci porterà tra le braccia del Signore».

Mons. Russo si rivolge soprattutto ai giovani presenti, i tantissimi amici di Giulio, che lo amavano e gli volevano bene: «Il vostro dolore - ha detto il sacerdote - è secondo solo a quello del cuore di una mamma che deve dire addio al proprio figlio». Cita Fabrizio De Andrè ed un verso della sua "Preghiera in gennaio": Signori benpensanti spero non vi dispiaccia se in cielo, in mezzo ai Santi, Dio fra le sue braccia soffocherà il singhiozzo di quelle labbra smorte che all'odio e all'ignoranza preferirono la morte. «Ecco - ha proseguito il prete -, ora Dio starà soffocando il singhiozzo di Giulio accogliendolo tra le sue braccia e rassicurandolo. Non chiediamoci perché - ha concluso -. Ma ringraziamo Dio per averci donato Giulio, per averlo conosciuto, per avergli voluto bene».

A conclusione della Messa, gli amici ricordano Giulio. Dagli altoparlanti della chiesa riecheggia la sua voce che canta "Io vagabonodo" dei "Nomadi", diffusa da un cellulare. Poi prende la parola anche il senatore Ciro Falanga: «Giulio mi aveva chiesto di fargli da padrino per la sua Cresima - ha detto l'avvocato, anch'egli visibilmente emozionato -. Spero che mons. Russo possa esaudire la richiesta di Giulio e rendermi, per la Chiesa, il suo padrino».

Il feretro esce dalla chiesa, portato in spalla dagli amici del ragazzo. Volano i palloncini bianchi. Un lungo applauso accoglie la salma, accompagnandola nel mesto tragitto verso l'eternità.

Una giornata triste per Torre Annunziata, che piange un'altra vita spezzata troppo maledettamente presto. 

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