A cura di Antonio Gagliardi

Ottantanove anni il 30 novembre prossimo, una vita spesa in un piccolo locale in via Pietro Toselli, una stradina alle spalle della Chiesa del Carmine a Torre Annunziata. Parliamo di Salvatore Fiorentino, meglio conosciuto come Tore ‘o russ, il nonnino del riciclo e riutilizzo, per usare una terminologia moderna.

«Sono nato a Napoli da genitori napoletani, ma ancora ragazzino ci siamo trasferiti a Torre Annunziata - inizia così il racconto di Salvatore -. L’attività di mio padre era quella di recuperare materiale ferroso e altri metalli da elettrodomestici in disuso e da motori elettrici. All’età di dieci anni già lavoravo in officina con lui ed ho continuato a farlo fino ad oggi, anche se in questi ultimi anni l’ho fatto più per passione che per interesse. Il peso della fatica? Non l'ho mai sentito, anche se gli unici attrezzi che ho usato sono stati martello, giravite e scalpello».

Salvatore ha deciso di chiudere lo storico monolocale che lo ha reso famoso in tutto il quartiere Provolera, soprattutto ai meno giovani. «E’ diventato un’icona - afferma un commerciante della zona -  e sarà difficile in futuro abituarsi a non vedere più quell’ometto esile, seduto e curvo su se stesso intento a martellare oggetti di ogni genere».

«I miei tre figli - riprende Salvatore - avrebbero voluto che smettessi già una ventina di anni fa. Ho pure tentato di farlo, ma stavo troppo male. Ho passato un’intera vita a fare questo mestiere, mi mancava perfino l’odore del ferro, del rame, dell’ottone. E così ripresi ed ho continuato a lavorare sino ad oggi (lunedì 30 ottobre, ndr). Ma ora è giunto il momento di dire basta. Il mese prossimo compirò 89 anni ed è giusto che mi riposi un po’ prima di raggiungere mia moglie, che mi ha lasciato cinque anni fa».

Mi soffermo a guardarlo intento a svuotare il locale, c’è ancora un po’ di materiale sparso per terra. «Vede questo motore - mi indica con l’indice della mano -, me l’hanno portato ieri. Andrebbe smontato e recuperato il rame che c’è all’interno. Sono tentato di farlo. Ma so già che se ricomincio non smetterò più. Mi è capitato altre volte». Lo guardo, mentre una lacrima gli riga il volto. Mi avvicino per rincuorarlo. «Non è niente - dice quasi a voler nascondere la sua commozione - sono un po’ raffreddato e mi piangono gli occhi».  Si riprende subito: «Dottò - mi dice - ma non è che questa intervista potrebbe crearmi qualche problema con la Guardia di Finanza? Lo ripeto, ho continuato a lavorare in questi anni non per i soldi ma per passione». Gli rispondo di non preoccuparsi, di stare tranquillo.

Una pagina di storia della nostra città si chiude. Un mestiere artigianale antichissimo va in soffitta per sempre, segno dei cambiamenti del tempo. 

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