A cura di Anna Aricò

Domenica 19 novembre è stata celebrata la giornata mondiale dei poveri in tutto il mondo, fortemente voluta da Papa Francesco. Povertà significa fame, disperazione, miseria.

Torre Annunziata - e in tutto il comprensorio vesuviano - esistono i poveri. Don Pietro Ottena, storico parroco della Chiesa dell’Immacolata Concezione (la Parrocchiella) volle che sotto l’egida della Parrocchia nascesse la Mensa dei Poveri, oggi intitolata proprio al sacerdote, dove sono accolte fraternalmente tante persone povere che soffrono. Per tutti c'è un sorriso.

Descrivere i poveri è inutile, aiutarli è un dovere, e sarebbe bene che ciascuno ascolti la propria coscienza se non ha l’anima di pietra. Padre David Maria Turoldo diceva che il male non è la povertä ma la richezza, perché i poveri sono pieni di fede e di speranza, sempre pronti a dare quello che hanno.

La Mensa “Don Pietro Ottena” svolge al meglio il suo ruolo, con le risorse (poche) che ha a disposizione. Soprattutto in questo periodo, in prossimità delle festività natalizie, far fronte alle tante richieste di sostegno alimentare diventa sempre più difficile. Per questo, Don Pasquale Paduano, parroco della Chiesa del Carmine e dell'Immacolata Concezione, lancia un appello: «Aiutateci inviando possibilmente generi alimentari che possano essere conservati per l'inverno ormai alle prote - dice il, sacerdote -, quando le bocche in cerca di un pasto caldo saranno ancor di più».

Cosa occorre? Olio in bottiglia o lattina, scatolame, legumi, detersivi ed offerte in denaro. «Soldi - conclude Don Pasquale - che potranno essere spesi per comprare cibo secondo le necessità quotidiane».

Chi è povero viene crudelmente tagliato fuori dalla cultura, dalla scuola, dalla società. Nessuno, forse, è disposto a riconoscerlo o a confessarlo, ma un po’ tutti pensano che i poveri siano poveri per colpa loro, perché indolenti, incapaci, sfaticati, poco intelligenti. Una "razza" diversa, insomma.

Esistono certamente differenze di intelligenza e di capacità tra un individuo e l'altro. Ma è pur vero che se a una persona non si offre la possibilità di conoscere, di studiare, di formarsi una cultura, di coltivare la sua intelligenza, è chiaro che le sue doti naturali, piccole o grandi che siano, sono destinate ad appassire, ad esaurirsi come fiori senza aria e senza acqua .

La povertà non è solo un male in se stesso, ma provoca conseguenze ancora piu gravi. Si tratta, in ultima analisi, di un circolo vizioso: chi nasce e resta povero è destinato a star sotto sempre di più, mentre chi nasce e vive bene starà sempre meglio.

Di chi la colpa? Non certo dei poveri ma dalla società che li emargina, li ripone in un angolo. Quasi nell'indifferenza generale. In un contesto agiato come quello attuale, l’esistenza della fame fra gli uomini, causata dagli egoismi dei ricchi e dalla incuria dei potenti, è la nostra più cocente vergogna. Non si può sfuggire a questa immensa responsabilità, nessuno può continuare a dichiararsi innocente o a sedare la propria coscienza con l’offerta di qualche di più, che, inoltre, quasi sempre non arriva integralmente a chi ne ha bisogno.

Alle parole di uguaglianza, fratellanza e giustizia, dovrebbero seguire atti concreti per cercare di sanare questa piaga dolorosa che affligge l’umanità.

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